La carta cinese che può aiutare Mosca a resistere al bando da Swift

Nonostante l'esclusione da Swift la Russia potrà fare asse con la Cina per sfidare l'egemonia di re dollaro? Obbiettivi e rischi di una mossa che segna un passo ulteriore nella divisione tra blocchi.

La carta cinese che può aiutare Mosca a resistere al bando da Swift

Negli ultimi giorni si è fatto un gran parlare dell'ipotesi che le banche e i cittadini russi vengano esclusi dal sistema di pagamento Swift, de facto porta per l'accesso ai mercati globali sotto il controllo dei Paesi occidentali. Ma in un mondo sempre più complesso e in cui i sei settimi del mercato mondiale è costituito dagli abitanti di Paesi esterni all'asse transatlantico, che resta comunque il pivot finanziario globale, questo non è un'opzione nucleare totale e in grado di annientare l'economia russa. In primo luogo perché il decoupling è lento, costoso e macchinoso per tutti gli attori in campo. In secondo luogo, perché la Russia mantiene alleanze e rapporti con altri Paesi dal peso economico indifferente.

Il sistema finanziario russo non sarà decapitato in caso di uscita di Mosca dallo Swift e potrà ancora effettuare versamenti internazionali grazie al Cips, il canale cinese alternativo basato sul renminbi (o yuan), che pur essendo molto indietro rispetto al dollaro e l'euro in quanto a utilizzo come valuta di riserva globale è comunque garantito dall'economia più ampia in termini nominali e dalla prima potenza industriale e commerciale del pianeta. I tempi sono molto cambiati da quando Dmitry Medvedev nel 2014 paragonò l'ipotesi di esclusione della Russia dallo Swift a una dichiarazione di guerra. Oggi per la Russia si tratterebbe di affrontare un danno economico pari all'1% del suo Prodotto interno lordo. Una ferita certo non indifferente ma comunque riassorbibile. Questo in primo luogo grazie all'assistenza cinee.

"Con il circuito russo Spdf fermo al 20% del mercato interno", nota Rita Fatiguso su Il Sole 24 Ore, "la Cina è l'unica porta alla quale la Russia può bussare per riattivare l'intero sistema di pagamenti internazionali transfrontalieri bloccato dalle sanzioni. Così la Russia può condurre la maggior parte del suo commercio in renminbi anziché in dollari trasferendo i pagamenti commerciali fuori dal sistema del dollaro Usa". Il decoupling, ha fatto notare Lorenzo Vita su queste colonne, è in via di strutturazione da tempo ma l'uscita di Mosca dallo Swift lo accelererebbe, rendendo palese la spaccatura tra due blocchi e, soprattutto, mandando forse definitivamente la Russia in braccio alla Cina. E facendo implicitamente il gioco di Pechino, che avrebbe la Russia come decisiva seconda gamba nella sua corsa globale alla de-dollarizzazione dell'economia e dei commerci. Fatiguso sottolinea che per la Russia nel breve periodo "mollare gli ormeggi del dollaro è una mossa molto costosa, specie se si deve in parallelo fare rotta su un'altra moneta", ma che "la de-dollarizzazione di Cina e Russia può essere un boomerang per gli stessi Stati Uniti che importano ancora enormi quantità di petrolio russo e per l'economia dei Paesi europei sui quali pesano anche i crediti russi congelati".

In quest'ottica l'uscita di Mosca dallo Swift produrrebbe tre conseguenze sistemiche:

  1. L'emergere di un sovranismo finanziario a guida cinese e con appoggio russo che dividerà sempre più le piattaforme di pagamenti e renderà più complessa la cooperazione sulla lotta a reati finanziari, criminalità organizzata, paradisi fiscali.
  2. Una destrutturazione dei mercati finanziari globali delle materie prime, con una netta separazione tra titoli "bancati" in dollari e sistemi di prezzo basati sullo yuan.
  3. Un'accelerazione nei Paesi terzi della corsa a scegliere tra le parti in causa.
  4. L'indebolimento relativo delle sanzioni come strumento politico e negoziale da parte dell'Occidente. Come ricordato da Kritica Economica, infatti, è proprio grazie al ruolo egemone del biglietto verde che pur non controllandolo direttamente "gli Stati Uniti sono depositari del potere di escludere un Paese dai circuiti finanziari internazionali bloccandogli l’accesso al sistema interbancario globale Swift, che nel dollaro ha il punto di riferimento, come accaduto nel 2018 con l’Iran".

Tuttavia, per la Russia la scelta non sarebbe indolore sotto altri punti di vista. Ancorare la sua economia allo yuan vorrebbe dire legarsi a una moneta il cui tasso è deciso, giorno dopo giorno, dalla Banca centrale cinese e che pur essendo parte del paniere del Fondo Monetario Internazionale è ritenuta intrinsecamente più debole. Per la Russia, più che il Pil nominale o reale, la sfida maggiore in campo economico potrebbe essere il capire in che misura un periodo post-Swift sarà conciliabile con la gestione del potere d'acquisto dei cittadini e dell'inflazione interna. Veri e propri talloni d'Achille: non sarà tanto capire come farsi pagare gas, petrolio, grano e altre commodities il problema, quanto gestire un mercato interno ancora legato all'importazione di beni dall'Occidente e, soprattutto, a un ancoraggio occidentale del rublo.

html" data-ga4-click-event-target="external" target="_blank" rel="noopener">Vladimir Putin potrebbe trovarsi a dover combattere, dunque, contemporaneamente la guerra in Ucraina, la guerra economica occidentale e la guerra all'inflazione e al carovita sul fronte interni. E non ovunque può avere il sostegno di Pechino, che avrà dunque un prezzo.

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