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Meglio tardi che mai. Obbligati dagli eventi

Solo ieri, ad una settimana dall’intervento di Usa e Israele in Iran, c’è stata una telefonata a quattro Meloni-Merz-Starmer-Macron per trovare una minima intesa

Meglio tardi che mai. Obbligati dagli eventi
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In un mondo impazzito, in cui le crisi si moltiplicano in aree vicine al vecchio Continente, c’è da fare gli scongiuri affinché l’Europa non sia coinvolta direttamente in una guerra perché non gli rimarrebbe che affidarsi alla buona sorte o a Dio. La prova offerta nel conflitto iraniano non può non suscitare più di una perplessità: i paesi dell’Unione, non parlo dell’Ungheria di Orbán che ormai ha di fatto un rapporto virtuale con la Ue finalizzato al sabotaggio, ma i principali membri, quelli che dovrebbero esserne il nucleo sono andati ognuno per proprio conto. La Spagna di Sanchez è quella che ha preso di più le distanze dall’operazione condotta da Usa e Israele arrivando a polemizzare anche con Trump, poi nel mezzo Francia, Germania e Italia con sfumature diverse fino ad arrivare all’Olanda che invece l’ha apprezzata del tutto. Non c’è stato neppure il tentativo - questo è l’assurdo di assumere una posizione comune al punto che i vertici comunitari sono rimasti di fatto afoni, senza ruolo, impegnati in riunioni di rito. Solo ieri, ad una settimana dall’intervento di Usa e Israele in Iran, c’è stata una telefonata a quattro Meloni-Merz-Starmer-Macron per trovare una minima intesa. Più obbligati dagli eventi che per altro. Anche la messa in campo di una serie di reparti, aerei e navi, ognuno con la propria bandiera, per dar man forte e proteggere Cipro dalla reazione iraniana non ha visto una mobilitazione di gruppo sorretta da una forte volontà politica ma è la conseguenza di un trattato che obbliga i paesi membri ad assicurare la solidarietà - anche militare - ad un paese dell’Unione che fosse aggredito dall’esterno. Un trattato che grazie ai padri fondatori, contiene un meccanismo previsto nell’art.42 più stringente e vincolante dell’art.5 Nato.
Insomma, siamo messi male. Il mondo corre, cambia l’ordine mondiale e noi restiamo indietro. Tra la Ue di oggi e quella che dovrebbe essere per avere un ruolo da protagonista nelle crisi internazionali c’è una distanza siderale.
Eppure ci ripetiamo un giorno si e l’altro pure dall’aggressione di Putin all’Ucraina alle iniziative di Trump in Venezuela e in Medio-Oriente che, purtroppo, ormai le dispute globali si regolano più con la forza (militare ed economica) che non con la diplomazia. Ragion per cui l’Europa ha un peso solo se è unita, solo se si muove all’unisono altrimenti è relegata fatalmente al ruolo di comparsa. Non c’è alternativa. Una consapevolezza che però non ha spinto la Ue, o parte di essa, a mettere in campo l’embrione di un esercito europeo (e meno male, ironia della sorte, che c’è l’esercito ucraino che ci protegge sul fronte russo) e neppure a svolgere un’iniziativa diplomatica comune, quale che sia, sull’Iran, su Trump e su Israele. Tutto è lasciato ai singoli paesi, che danno vita a un coro multiforme con le inevitabili stonature. Il risultato è che l’Europa non è un attore nei conflitti, insegue ed è in balia degli eventi. Più o meno quello che succede nel nostro paese dove maggioranza e opposizione non sono arrivati a una posizione unitaria neppure sulla difesa di Cipro perché è mancata una telefonata tra la Meloni e la Schlein.

Il telefono piange.
Il tempo corre. L’Europa non è pronta per le insidie del nuovo ordine mondiale e tantomeno lo è il nostro paese. E se cui investirà una guerra dovremo, duole dirlo, affidarci a Dio o alla buona sorte.

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