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Ospita un dibattito di Fdi per il Sì. Un circolo distrutto dagli antifascisti

I vetri in frantumi e la cassa svuotata anche se il «Meazza» non fa politica. Fidanza: "Colpire un posto che ha ospitato anche gente di sinistra, è vergognoso. Non ci faremo intimidire"

Ospita un dibattito di Fdi per il Sì. Un circolo distrutto dagli antifascisti

"Proprio martedì in Consiglio regionale ho fatto una mozione, approvata all'unanimità, per istituire la giornata del rispetto, coinvolgendo le scuole e in nome della cultura del dialogo. Poi ti giri un attimo e succede quel che succede... In un circolo apolitico hanno rotto mobili, aperto la cassa: un gesto che non è stato rivendicato ma, visto il tempismo, c'è poco da lambiccarsi il cervello".

Quarto Oggiaro, via Lessona. La consigliera regionale di Fratelli d'Italia Chiara Valcepina scuote la testa: vetrate in frantumi, cassa svuotata, computer sparito, roba portata via a manciate e, ciliegina sulla torta, scritto a bomboletta sul tavolo: "Fascista". Cinquemila euro di danni, roba da far piangere un circolo che dal '67 tira avanti tra boccette, tombola e corsi di italiano per extracomunitari, mica un covo di nostalgici in camicia nera. Il Circolo Culturale Meazza, Ambrogino d'Oro nel 2022 per meriti sociali, mica per aver fatto il saluto romano in piazza, è stato preso di mira solo perché proprio ieri sera guarda caso ospitava un incontro sulle "Ragioni del Sì" al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo.

Locandina in vetrina, chiara e tonda: si parla di riforma, separazione delle carriere, meno potere alle toghe politicizzate. Roba che a certa sinistra fa venire l'orticaria. E così l'altra notte i soliti ignoti (ma non troppo) hanno deciso di fare lezione di democrazia a vetri rotti. Con Valcepina e il collega Francesco Rocca che si sono ritrovati a commentare un raid invece di preparare le slide. Anche se ieri sera il convegno si è tenuto comunque. Con i vetri rattoppati alla meglio, le sedie prese in prestito dai vicini, il caffè pagato di tasca propria.

Carlo Fidanza, da Bruxelles, condanna: "Clima di odio fomentato dalla sinistra istituzionale. Colpire un posto apolitico che ha ospitato pure gente di sinistra, è vergognoso. Non ci faremo intimidire". Anche la presidente del Municipio 8, Giulia Pelucchi (Pd), non ci sta: "Esprimiamo la nostra solidarietà al Circolo e auspichiamo che venga fatta piena luce sull'accaduto, affinché simili episodi non abbiano a ripetersi" scrive sul suo profilo Facebook.

Del resto il Meazza non è Fratelli d'Italia, non è CasaPound, è un circolo di quartiere che fa aggregazione in un posto dove aggregare è già un'impresa. Riccardo De Corato va dritto al punto: "Guarda caso succede proprio quando si parla del Sì. Il centrosinistra e Sala condanneranno stavolta? O faranno finta di niente come al solito?".

Domanda legittima. Perché quando tocca a loro, le condanne arrivano a rate, con distinguo, con "ma anche". Qui invece il messaggio è chiaro: se dai la parola a chi la pensa diversamente sul referendum, ti segni la porta di casa con la bomboletta.

Fabio Raimondo, altro deputato meloniano già assessore comunale a Corsico, parla di "preoccupazione", ma poi chiude con il piglio giusto: "L'incontro si farà lo stesso. Questi vigliacchi non ci fanno paura. La libertà di idee non si piega".

Intanto la Digos cerca impronte, telecamere, testimoni, ma trovare un responsabile a Quarto Oggiaro è una vera impresa, visto che di notte girano in tanti e nessuno vede mai niente. Classico copione italiano: danni certi, colpevoli fantomatici.

Ma il punto vero è un altro. Da decenni certa sinistra urla "antifascismo" come un mantra, ma quando serve fare i conti con chi la pensa diversamente passa direttamente alle mani (o alle bombolette). E il povero Meazza, che ha resistito a degrado, spaccio, periferie dimenticate, si ritrova marchiato "fascista" solo per aver aperto la sala a un dibattito.

Hanno ospitato presentazioni di libri di sinistra, feste di compleanno, corsi per mamme straniere e nessuno ha mai scritto "comunista" sui muri. Ma basta una locandina con il Sì al referendum e scatta la caccia al fascista immaginario. Per fortuna le ragioni del Sì si sentono lo stesso, anche con i vetri rotti.

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