Rush finale della campagna per il «Sì» al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo e domani arriva a Milano la premier Giorgia Meloni, per chiudere la kermesse organizzata da FdI a partire dalle 15 al Teatro Parenti. Un punto di riferimento storico della sinistra milanese. La regista, fondatrice e presidente Andrée Ruth Shammah che due giorni fai ha pubblicato sui social un messaggio a favore del «Sì» («Votate pensando alle future generazioni e non alle prossime elezioni») e ha ricevuto decine di attacchi, «colpevole» di doppio reato: appoggiare la riforma e «profanare» il teatro. La regista, tra le voci più autorevoli e amate del mondo ebraico, viene accusata di ammettere al Parenti «i neofascisti»: c'è chi si dice «inorridito», chi scrive che «la vecchiaia è una brutta bestia», chi insinua un legame con l'offerta ricevuta dal ministro della Cultura Alessandro Giuli per diventare presidente della Triennale dopo Stefano Boeri, in scadenza. Sui social la regista ha replicato: «Perché dovrei rifiutare al presidente del Consiglio di venire a parlare in un luogo aperto al confronto?». E sulla Triennale «ho sempre detto fin dall'inizio che non ero disponibile perciò nessun rapporto».
Ieri ha ricevuto la solidarietà da vari esponenti di Fratelli d'Italia. Per prima dall'assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso che la definisce una donna «di cultura, coraggio e coerenza. La cultura è un luogo di libertà. Il Parenti lo è da sempre. Shammah ha costruito in decenni un teatro vivo e aperto a tutti. Accogliere il premier per un confronto sul referendum sulla giustizia non è una colpa, è esattamente quello che fa un teatro libero». Eppure «c'è chi vorrebbe appropriarsi di un luogo che appartiene a tutti e non riesce a tollerare che ospiti anche chi non la pensa come loro. Gli insulti a Shammah lo dimostrano: per certa sinistra la pluralità vale solo quando fa comodo. È ora di finirla con questa dittatura del pensiero unico. Immorale strumentalizzare la sua figura, riconosciuta nel mondo culturale, per aride polemiche». Per il deputato e vicecoordinatore di FdI Lombardia Andrea Tremaglia è «il triste teatrino che gli odiatori di una parte politica, sempre quelli, ci regalano a poche ore dalla festa della donna. Il teatro, quello serio, è per sua natura luogo di incontro e confronto. Il Parenti ha ospitato in passato esponenti di ogni parte politica e non risultano reazioni simili. Accoglieremo con entusiasmo Meloni al Parenti e, insieme a lei, abbracceremo Shammah, a cui va tutta la mia stima e solidarietà». Massimo appoggio «all'amica di lungo corso per le vigliacche offese ricevute» dal deputato ed ex vicesindaco Riccardo De Corato, «sono il risultato di un odio politico che appartiene ad altri tempi». Il presidente del Senato Ignazio La Russa ricorda che «negli anni il Parenti ha ospitato partiti e politici di ogni colore. Intimarle di impedire l'evento e farlo con insulti è sintomo di un odio politico che condanno con forza». Un messaggio anche dal consigliere regionale Pietro Bussolati, riformista del Pd: «Gli attacchi a una persona della statura di Shammah sono davvero ingiustificati, a lei va tutta la mia solidarietà - afferma -. Io credo che se non si ammette che ci possa essere un dibattito libero e democratico sulle ragioni di una parte e dell'altra sul referendum significa che si è persa la bussola. Ruth Shammah rappresenta una voce libera e ha contribuito a costruire un cuore pulsante della cultura nella città che va difeso e rispettato».
Il coordinatore FdI Milano Simone Orlandi e la vice Deborah Dell'Acqua intanto rilanciano l'evento in programma domani, una giornata di confronto e mobilitazione per «sostenere con forza la riforma della giustizia».
Il titolo non a caso è «Una riforma che fa giustizia», promosso dai gruppi parlamentari di FdI.
Parteciperanno esponenti istituzionali e rappresentanti del partito. «Per troppo tempo l'Italia ha convissuto con un sistema lento e inefficiente, la riforma rappresenta un passaggio necessario per garantire tempi certi e maggiore equilibrio» affermano.