All’ombra del fragile cessate il fuoco e dei colloqui di pace in corso ad Islamabad tra Stati Uniti e Iran, fa irruzione dalle pagine del Wall Street Journal una valutazione dell’intelligence Usa non esattamente rassicurante. Secondo funzionari americani a conoscenza delle analisi degli 007, Teheran disporrebbe ancora di migliaia di missili balistici che potrebbe utilizzare recuperando i lanciatori dai suoi depositi sotterranei. Qualora confermato, si tratterebbe della conferma della resilienza dei pasdaran martellati per quasi 40 giorni dai bombardamenti di Washington e di Tel Aviv.
Le fonti consultate dal quotidiano Usa si dicono preoccupate per la possibilità che il regime degli ayatollah sfrutti la pausa nei combattimenti scattata questa settimana per ricostituire parte del suo arsenale missilistico. I timori condivisi con il Wall Street Journal dagli insider dell’amministrazione repubblicana stridono con le dichiarazioni rilasciate sin qui da alti esponenti del governo statunitense. A partire da quelle del segretario alla Difesa Pete Hegseth, il quale questa settimana ha affermato che il programma missilistico iraniano è “di fatto distrutto” e i lanciatori e i missili sono “esauriti, decimati e quasi completamente inefficaci”.
La versione del capo del Pentagono potrebbe dunque sin troppo ottimistica. I funzionari consultati dal giornale finanziario ritengono che più della metà dei lanciatori missilistici dei pasdaran siano stati distrutti, danneggiati o “intrappolati” sotto terra ma molti di quelli rimanenti possono essere riparati o recuperati dai complessi sotterranei. Quanto all’arsenale missilistico vero e proprio, esso sarebbe stato solo dimezzato nel corso del conflitto ma la Repubblica Islamica avrebbe ancora un’ampia e ben nascosta riserva di missili a medio e corto raggio e un più piccolo arsenale di vettori da crociera che potrebbero essere utilizzati, in caso di fallimento dei negoziati, contro le navi nel Golfo o contro i soldati Usa in un’eventuale operazione di terra. Anche la flotta dei droni di Teheran sarebbe stata pesantemente ridotta (di oltre la metà sostengono i funzionari Usa) ma il regime potrebbe acquisirne altri dalla Russia.
“Gli iraniani hanno dimostrato una notevole capacità di innovare e ricostituire rapidamente le proprie forze”, spiega l’ex analista della Cia Kenneth Pollack, aggiungendo che essi “sono un avversario molto più temibile della maggior parte degli eserciti mediorientali, ad eccezione di quelli israeliani”. Funzionari di Tel Aviv dichiarano che circa due terzi dei lanciatori di missili balistici iraniani sono stati messi fuori uso ma Teheran sarebbe riuscita a recuperare molti di quelli rimasti intrappolati sottoterra a seguito dei raid americani e israeliani. Lo Stato ebraico stima che l’Iran possieda ancora oltre 1000 dei circa 2500 missili a medio raggio che aveva all’inizio della guerra e avverte che la velocità con cui il regime islamico potrà ricostituire il suo programma dipenderà dal tipo di aiuto che riceverà da Russia e Cina.
Proprio su quest’ultimo aspetto accende i riflettori un’altra valutazione degli 007 Usa, in questo caso rivelata dalla Cnn, secondo cui Pechino si starebbe preparando a consegnare all’alleato iraniano nuovi sistemi di difesa aerea “entro le prossime settimane”. Le armi in questione sarebbero sistemi missilistici antiaerei portatili noti come MANPADS. Le fonti dell’emittente all news precisano che i cinesi starebbero lavorando per far transitare le spedizioni attraverso Paesi terzi al fine di mascherare la loro vera origine. Un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha prontamente smentito la notizia sostenendo che “la Cina non ha mai fornito armi a nessuna delle parti in conflitto” e le informazioni pubblicate dalla Cnn “sono false”.
Lunedì scorso Donald Trump ha dichiarato in conferenza stampa che il caccia F-15 abbattuto una settimana fa in Iran con i due piloti Usa a bordo è stato colpito da un "missile portatile a spalla” (di tipo Manpads) mentre Teheran ha affermato di aver centrato il jet con un nuovo sistema di difesa aerea.
La Cnn sottolinea come non sia chiaro se tale sistema sia di fabbricazione cinese. E adesso l’ombra del Paese erede del Celeste Impero, il quale avrebbe pure favorito la mediazione pakistana che ha portato al cessate il fuoco, si staglia sullo sfondo dei delicati negoziati in corso ad Islamabad.