Guerra in Israele

"È un marchio di Caino": nuovo scontro tra Israele e Guterres

Il ministro degli Esteri di Tel Aviv è tornato ad attaccare il segretario generale Onu, accusandolo di essere dalla parte di Hamas e di avere una posizione anti-israeliana per aver richiesto l'attivazione dell'articolo 99

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Non si placa lo scontro diplomatico tra Israele e le Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri dello Stato ebraico Eli Cohen ha ringraziato gli Stati Uniti per il veto al Consiglio di sicurezza sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e ha duramente attaccato il segretario generale Antonio Guterres, accusandolo di stare dalla parte di Hamas.

Per il ministro, la posizione del politico portoghese “è una vergogna e un marchio di Caino per l’Onu”. In particolare, “la richiesta dell'articolo 99, che non è stata avanzata per la guerra in Ucraina o in Siria, è un altro esempio della posizione parziale e unilaterale di Guterres”. Già venerdì 8 dicembre, Eli Cohen aveva commentato la decisione del segretario di ricorrere a questa sua arma diplomatica, affermando che “Il mandato di Guterres è un pericolo per la pace nel mondo. La sua richiesta di attivare l’articolo 99 e l’appello per un cessate il fuoco a Gaza rappresentano un sostegno all’organizzazione terroristica Hamas”.

In un post su X, il ministro israeliano ha aggiunto che “un cessate il fuoco in questo momento impedirebbe il crollo dell’organizzazione terroristica di Hamas, che sta commettendo crimini di guerra e contro l’umanità, e le permetterebbe di continuare a governare la Striscia”. Un’opinione, questa, condivisa dal vice ambasciatore americano all’Onu Robert Wood, secondo cui un cessate il fuoco e la fine del conflitto “non farebbero altro che gettare i semi per la prossima guerra, perché Hamas non ha alcun desiderio di vedere una pace duratura e una soluzione a due Stati”. Anche il rappresentante di Tel Aviv al Palazzo di Vetro, Gilad Erdan, ha sottolineato che l’unica soluzione per la pace a Gaza “non è assolutamente il cessate il fuoco ma l'eliminazione di Hamas, unico responsabile per la situazione umanitaria” catastrofica evidenziata più volte da Guterres e da varie organizzazioni umanitarie.

Seguendo questa logica, le Idf hanno iniziato le operazioni anche nel sud dell’exclave e il loro successo è dimostrato da alcuni video diffusi sui social network, in cui si vedono decine di terroristi arrendersi alle truppe dello Stato ebraico. Un’espansione della zona delle operazioni, però, comporta anche rischi maggiori per la popolazione civile, le cui “aree sicure” continuano a diminuire. Alle Nazioni Unite, però, un legittimo desiderio di evitare la morte degli innocenti è inquinato da un ormai palesi sentimenti anti-israeliani. Basti pensare alla polemica sulle dichiarazioni di Un Women, l’agenzia che si occupa di emancipazione femminile e uguaglianza di genere, che ha nominato le donne ebraiche vittime di tortura e violenza sessuale durante gli attacchi del 7 ottobre solo due mesi dopo quegli orribili avvenimenti.

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