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I picchi glicemici dopo i pasti possono aumentare il rischio di Alzheimer

I picchi di zucchero nel sangue dopo aver mangiato possono essere più pericolosi per il cervello di quanto si pensasse in precedenza. Lo ha dimostrato un vasto studio genetico

I picchi glicemici dopo i pasti possono aumentare il rischio di Alzheimer
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Gli scienziati dell'Università di Liverpool, guidati dal dottor Andrew Mason, hanno scoperto che un forte aumento della glicemia dopo i pasti potrebbe essere associato ad un maggiore probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer. Dunque il glucosio è considerato un fattore di rischio potenziale per la salute cerebrale a lungo termine. Lo studio è stato pubblicato su "Diabetes Obesity and Metabolism".

Il morbo di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa caratterizzata da una progressiva e irreversibile perdita delle funzioni cognitive. Diversi sono i gradi di atrofia che si osservano nel cervello. Essa, oltre ad una degenerazione continua, comporta altresì una riduzione della reattività dei neurotrasmettitori e diverse anomalie del tessuto cerebrale. Si pensi, ad esempio, ai depositi di beta-amiloide e alle placche senili.

Attualmente si stima che a livello globale la patologia colpisca circa 24 milioni di persone, ma le diagnosi sono in aumento. Ad esserne interessati sono soprattutto gli anziani over 80. Tuttavia alcune diagnosi si registrano anche prima dei 65 anni. In questo caso si parla di demenza precoce o meglio di disturbo neurocognitivo maggiore.

Cause, il ruolo importante della genetica

Attualmente l'eziologia del morbo di Alzheimer è in gran parte sconosciuta. Si stima che il 90% delle diagnosi si manifestino in assenza di ereditarietà. Solo nel 10% dei casi si riscontra un'effettiva familiarità. La componente genetica, ad ogni modo, svolge un ruolo determinante.

Un genitore malato, infatti, ha il 50% di probabilità di trasmettere al figlio il gene alterato. Inoltre, la metà degli individui che lo ereditano, sviluppano il disturbo prima dei 65 anni. Tra i geni incriminati figurano: APOE-e4, APP, PSEN1, PSEN2, C4A, PVRL2, APC1.

Nel 2022 gli studiosi del Centro Tedesco per le Malattie Neurodegenerative hanno individuato un legame tra la patologia e la proteina Medin. Quest'ultima si deposita nei vasi sanguigni del cervello e si aggrega alla proteina beta-amiloide.

Attenzione ai picchi glicemici

Per anni molte ricerche hanno dimostrato che condizioni come l'iperglicemia e la resistenza all'insulina sono collegate ad un peggioramento della salute cerebrale. In particolare le problematiche metaboliche sono state associate a maggiori probabilità di incorrere nel declino cognitivo e in varie forme di demenza. Tuttavia non è mai stato chiarito con precisione il ruolo della glicemia.

Per chiarire tale connessione il team guidato dal dottor Mason ha esaminato le informazioni genetiche e sanitarie provenienti dalla Biobanca del Regno Unito di oltre 350mila partecipanti di età compresa fra i 40 e i 69 anni. L'analisi si è concentrata su indicatori chiave, come i livelli di glucosio a digiuno e i livelli di insulina e di glicemia misurati due ore dopo aver mangiato.

Lo studio

Gli scienziati hanno utilizzato la randomizzazione mendeliana, un metodo genetico che aiuta i ricercatori a valutare se certi tratti biologici possano svolgere o meno un ruolo diretto nel rischio di malattie. Dall'analisi è emerso che i soggetti con livelli più alti di glicemia dopo i pasti avevano una possibilità superiore del 69% di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Il team sottolinea che l'aumento del rischio non è stato spiegato da un restringimento cerebrale complessivo o da danni alla sostanza bianca.

Ciò suggerisce che l'iperglicemia postprandiale sia in grado di influenzare il cervello attraverso processi biologici più sottili che non sono ancora completamente compresi. Dunque ora servono ulteriori approfondimenti.

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