L'insonnia non solo impatta negativamente sulla quotidianità di chi ne soffre, ma potrebbe avere delle conseguenze a lungo termine. Gli scienziati dell'Oregon Health & Science University, guidati dal professor Andrew McHill, sono giunti alla conclusione che la carenza di sonno (dormire per meno di sette ore) è associata a una bassa aspettativa di vita. Lo studio è stato pubblicato su "SLEEP Advances".
Insonnia, un problema molto comune
Solo in Italia ne soffrono 13,4 milioni di persone e circa il 20-30% della popolazione dorme meno di sei ore per notte. L'insonnia, che dati alla mano interessa maggiormente le donne, si manifesta in tre modi: con difficoltà nell'addormentamento, con risvegli notturni frequenti e con risvegli mattutini precoci.
Inoltre, in base alla sua durata, si può classificare in acuta e transitoria. Nel primo caso perdura meno di un mese. Nel secondo, invece, dura meno di una settimana e, nella maggior parte dei casi, è la conseguenza di uno stato di stress fisico o emotivo molto intenso.
Le cause: dallo stress alle cattive abitudini
Ormai da tempo è stato appurato che lo stress gioca un ruolo determinante nell'insorgenza e nel prolungamento dell'insonnia. Le tensioni e i pensieri ossessivi provocano un aumento del rilascio di cortisolo che, assieme all'adrenalina e alla noradrenalina, mantiene l'organismo in un continuo stato di allerta fino a quando quest'ultimo, stremato, si "ribella".
Attenzione poi alle cattive abitudini, come utilizzare i dispositivi elettronici (smartphone, tablet, pc) quando ci si mette a letto e fare troppi riposini durante il giorno. Seppur in maniera meno frequente il disturbo può essere la spia di patologie quali: reflusso gastroesofageo, fibromialgia, lombalgia, apnee notturne, ipertiroidismo, asma, morbo di Parkinson.
Tra le conseguenze anche l'impatto negativo sulla longevità
La privazione di sono provoca delle conseguenze sia a breve termine (sonnolenza diurna, stanchezza, rallentamento dei riflessi, alterazione dell'umore, disturbi dell'attenzione, della memoria e della concentrazione), sia a lungo termine (aumento del rischio di malattie neurodegenerative, peggioramento delle funzioni cognitive, incremento dell'infiammazione generale).
Come abbiamo già accennato, i ricercatori dell'Università dell'Oregon hanno altresì scoperto che l'insonnia può compromettere la longevità. Sono giunti a questa conclusione analizzando un ampio database nazionale ed analizzando i modelli di indagine relativi all'aspettativa di vita nelle contee degli Stati Uniti. I dati sono poi stati confrontati con quelli forniti dai Centers for Disease Control and Prevention tra il 2019 e il 2025.
I risultati dello studio
Gran parte dell'indagine è stata condotta da specialisti del Laboratorio di sonno, cronobiologia e salute della Scuola di infermieristica OHSU. I risultati sono sorprendenti. L'insonnia ha un impatto sull'aspettativa di vita superiore a quello della dieta, dell'attività fisica e dell'isolamento sociale. Il fumo è stato l'unico fattore che ha mostrato un'influenza maggiore.
Per i loro modelli, gli scienziati hanno utilizzato la definizione del CDC di sonno sufficiente, ovvero almeno sette ore a notte.
Benché lo studio non abbia esaminato le ragioni biologiche della connessione, McHill ha sottolineato che il sonno svolge un ruolo cruciale per la salute del cuore, del sistema immunitario e del cervello.In attesa di ulteriori approfondimenti, il professore ricorda che le ore da trascorrere a dormire per rigenerare l'organismo sono 7-9 per gli adulti, 5-9 per gli anziani e ben 14-17 per i neonati.