Nel Paese dei selfie vintage dove prende forma d’inchiesta qualunque fesseria abbia come obiettivo Giorgia Meloni capita perfino di scoprire che Ilaria Salis non occupava abusivamente la sua abitazione di Milano. Intestata all’amico Ivan Bonnin, assunto come assistente parlamentare a Bruxelles a spese nostre, la convivenza era addirittura legalmente attestata nei certificati dell’anagrafe. Stessa via, stesso piano, stesso appartamento. Nulla da dire, figuriamoci, anzi ci consola che qualcuno riuscisse a toglierle il vizietto di vivere a sbafo in casa d’altri. Il problema è che la signora dalle manette luccicanti, nel giorno in cui il Giornale ha sollevato il caso del «compagno» beccato in albergo con lei prima della manifestazione romana contro il governo, come fuggì dal processo in Ungheria grazie alla poltrona e all’immunità è corsa a cambiare il suo domicilio. Ed ecco che proprio dal 29 marzo vive altrove, ci auguriamo pagando il dovuto. Nel mondo dei conservatori cavernicoli che ancora credono nell’affitto e nella proprietà privata e nella famiglia tradizionale, la cosa sarebbe persino passata inosservata.
Ma nel luccicante pianeta progressista, fatto di gender, lgbt e green deal la sinistra ha pensato di vietare l’assunzione a spese nostre non solo dei mariti, ma anche dei partner stabili. Visto che a casa dei ministri guardano fino all’ultimo soprammobile, ci vuole dire l’onorevole Salis chi sia davvero il signor Bonnin?