Europee, nel Pd diviso dalle liti Schlein si candida all'urlo "Viva l’antifascismo"

Il partito è pieno di problemi e divisioni. La segretaria fa finta di nulla e in vista delle europee torna a puntare tutto sull'antifascismo

Europee, nel Pd diviso dalle liti Schlein si candida all'urlo "Viva l’antifascismo"
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Elly Schlein ha sciolto le riserve e ha annunciato la sua candidatura alle europee per le prossime elezioni nella circoscrizione del Centro e delle Isole. Ma il Pd si dimostra sempre più spaccato dalle pretese delle correnti, che non riescono a incontrarsi nemmeno sul simbolo del partito, figuriamoci sui candidati. La segretaria è convinta di riuscire a tenere insieme il partito con il sentimento antifascista, ignorando tutti gli altri elementi identitari, che evidentemente spingono le correnti in direzioni opposte senza che il segretario se ne renda conto.

Le divisioni sul simbolo

Oggi, al Nazareno, la Schlein ha dato la comunicazione durante la sua relazione alla direzione del partito: "Sono disponibile a dare una mano con spirito di servizio, mi candido a dare una spinta a questa meravigliosa squadra e a un progetto di cambiamento del Pd e del Paese". Contestulamente è stato anche annunciato che il simbolo utilizzato per le prossime europee potrebbe riportare il suo nome. L'idea è emersa nel corso della riunione di questa mattina e nel ragionamento di chi l'ha lanciata sarebbe un modo per spingere ancora di più il voto Pd, anche sotto l'aspetto del contrasto all'astensionismo di cui ha parlato Schlein nel corso della sua relazione.

Ma anche su questo aspetto il partito si è subito spaccato, come dimostrano le parole di Gianni Cuperlo: "Il nome nel simbolo è per l'elezione monocratica, alle europee bisogna votare Pd". E quindi, rivolgendosi al segretario, Cuperlo le ha ricordato: "Non sei Matteo Salvini, non sei Meloni, non sei Tajani, non sei Renzi, non sei Calenda". A votare contro il simbolo sono stati Peppe Provenzano, Marco Sarracino e Debora Serracchiani. "Il Pd è sempre stato un partito plurale, che ha sempre cercato di viversi come comunità. Pertanto non comprendiamo la scelta di inserire il nome della Segreteria nel simbolo", sono le parole di Silvia Costa e Stefano Lepri, membri della Direzione nazionale del Pd. Ma nel pomeriggio la direzione del Pd ha approvato le liste elettorali e ha dato mandato a Schlein sugli altri adempimenti, compresa la presentazione del logo elettorale del Pd. Un'arma a doppio taglio per il segretario, bocciato anche da Prodi.

Il silenzio sul caso Puglia

Nelle liste del Pd ci sono "apertura, esperienza, innovazione, militanza, accoglienza, personalità indipendenti. Sono liste bellissime, molto forti". Il segretario del Pd si dice orgoglioso delle liste che sono state preparate per le europee, "una squadra plurale e competente sperando di eleggerla tutta. Io naturalmente resterò qui, da segretaria, nel confronto quotidiano in Parlamento con Giorgia Meloni e le sue scelte scellerate per l'Italia. Se vinciamo noi l'alternativa è già domani, forza". Il tutto senza mai menzionare nello specifico gli scandali che hanno travolto il Partito democratico in Puglia ed evitando accuratamente i gravissimi problemi che stanno emergendo con gli eletti invischiati in casi giudiziari. "Il nostro è un partito sano, fatto di donne e uomini perbene. Un partito fatto di militanti che organizzano le feste, di migliaia di amministratori onesti e competenti, alcuni dei quali sono finiti sotto scorta per minaccia della malavita. Questo non vuol dire che non possano esserci problemi, ma li affrontiamo di petto. Noi affrontiamo i problemi di petto", ha detto la segretaria dem.

Le risse interne tra correnti

All'interno del Partito democratico, oltre alle inchieste e gli scandali giudiziari, continuano a tenere banco le tensioni interne che sono sempre più numerose. La Schlein non è riuscita a candidare Ilaria Salis, che è finita candidata con Avs. La candidatura di Marco Tarquinio è stata pressoché imposta dalle correnti, al pari di quella di Stefano Bonaccini, risarcimento per la mancata elezione alla segreteria di partito. Al sud, invece, Vincenzo De Luca agisce senza coordinamento di partito, in completa rottura con la segreteria, per andare avanti sul terzo mandato in Campania in aperto scontro con Schlein. Ma il segretario ignora tutto questo e finge che nel partito sia tutto perfetto, affidandosi ai soliti slogan e frasi a effetto preconfezionate: "Per celebrare il senso di quel 25 aprile, io vorrei chiudere dicendo: viva la Liberazione e viva l'Italia antifascista".

Il nodo Bonaccini

Ed è proprio su Stefano Bonaccini che il segretario del Pd ha dovuto abbassare ancora una volta la testa. Non eletto alla segreteria di partito, in scadenza di mandato alla Regione e senza possibilità di ricandidarsi (a differenza di De Luca che agisce senza coordinamento), ha ricevuto in dono il seggio europeo. Una mossa per togliere le castagne dal fuoco e "fuggire" dall'Emilia per Bonaccini, che senza il sostegno del suo partito, se avesse perso il treno delle europee, sarebbe rimasto "a piedi" alla scadenza del mandato. E così il presidente lascia la Regione (e il partito locale) al suo destino, in attesa che trovino un candidato da presentare. Impresa non facile per questo Pd.

Tutti i candidati del Pd alle europee

I capolista definitivi alle prossime elezioni europee, definiti dopo la direzione di questa mattina, sono: Elly Schlein al Centro e nelle Isole, Stefano Bonaccini nel

Nord Est, Cecilia Strada nel Nord Ovest e Lucia Annunziata al Sud. Ecco, poi, i candidati alle loro spalle che compongono le liste, ora che mancano poche caselle per la definizione completa

  • Per il Centro ci sono: Nicola Zingaretti, Camilla Laureti, Marco Tarquinio, Beatrice Covassi, Dario Nardella. E poi Rondinelli, Ricci, Insilera, Morani, Pacciotti, Mazzeo.
  • Per le Isole ci sono: Antonio Nicita, Lidia Tilotta, Pietro Bartolo, Angela Quacquero, Giuseppe Lupo.
  • Per il Nord Est ci sono: Annalisa Corrado e Ivan Pedretti. E poi Gualmini, Zan, Moretti, Pini, Panini, Mummolo, Vito, Saltarelli, Zanoni.
  • Per il Nord Ovest ci sono: Brando Benifei, Irene Tinagli, Alessandro Zan. E poi Parigi, Gori, Evi, Maran, Cossato, Mattiello, Romano, Fiano, Artusi, Centoz, Alfonso, Pizzul, Jahier.
  • Per il Sud ci sono: Antonio Decaro, Pina Picierno, Sandro Ruotolo. E poi Cristallo, Alisade, Paterna, Beci, Forte, Tassone, Topo, Todisco.
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