La Flotilla primaverile non sta partendo sotto le migliori stelle. Al contrario di quella autunnale, infatti, l’eco mediatica è molto inferiore, così come la partecipazione popolare non sembra adeguatamente coinvolta nella nuova missione. A questo si aggiunge anche la frangia interna di polemiche, che vede Greta Thunberg, unico volto riconoscibile, rimasta a terra e nessun parlamentare italiano che a questo giro ha deciso di unirsi alla missione. E non è un elemento secondario, considerando che l’Italia è stato uno dei Paesi dove c’è stata maggiore eco per la missione. E se questo non fosse sufficiente, oltre alle critiche dei palestinesi per un eccesso di narcisismo e per eventi considerati fuori luogo, sono arrivate anche le critiche di Francesca Albanese, guida ideologica della Flotilla, che li ha richiamati all’ordine.
Durante il recente Global Sumud Congress di Bruxelles, infatti, la relatrice speciale dell’Onu per la Palestina ha espresso una netta critica all'attuale movimento della Flotilla, chiedendo una riflessione urgente su quali siano gli obiettivi e quale sia la strategia per la loro persecuzione per avere un impatto reale. Così ha spiegato Palestine Reveals in un lungo post in cui ha riassunto la posizione di Albanese dopo aver espresso precedentemente critiche ai flotillanti. Albanese, in modo del tutto realista, ha sottolineato che tenere la medesima struttura della precedente missione, con anche lo stesso approccio, non può che portare allo stesso risultato, ossia al fallimento. "Si tratta di interrompere l'infrastruttura materiale che sostiene un sistema in modo coordinato", detto, aggiungendo che "la vostra azione deve essere diretta a porre fine alla complicità".
"Un movimento senza direzione è caos", ha spiegato Albanese, mettendo in evidenza tutte le lacune di un progetto che appare essere solo l’ennesima vetrina ideologica, l’ennesima passerella senza capo né coda. Che la Flotilla sia un progetto politico non è un segreto, lo hanno ammesso gli stessi organizzatori italiani (in anonimo) in un documento in cui spiegano che le derrate alimentari presenti a bordo erano poche e che l’obiettivo era tutt’altro.
"Non possiamo rischiare di essere solo simbolismo", ha detto ancora Albanese, ma il simbolismo è proprio quello che sembrano cercare dalla Flotilla quando annunciano la missione come la più grande di sempre, con 100 barche e 1000 uomini di equipaggio e, invece, attualmente dal sito ufficiale della Flotilla risultano tracciate meno di 40 imbarcazioni e vengono ancora proposte posizioni aperte per imbarcarsi alla volta di Gaza.