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La maggioranza tira dritto: "Questo referendum non incide sulle sorti del governo"

Tajani: "Il nostro lavoro per cambiare l'Italia continua sulla base del mandato elettorale che abbiamo avuto". Nicolò Zanon, presidente del Comitato ‘Sì Riforma’: "Ce l’abbiamo messa tutta. Nessun rimpianto e nessuna critica”. Alessandro Sallusti: " Mi spiace per la riforma e per il rallentamento di una stagione riformista per il Paese"

La maggioranza tira dritto: "Questo referendum non incide sulle sorti del governo"
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Risultati non ancora definitivi sul referendum sulla giustizia, ma le reazioni degli schieramenti politici non tardano ad arrivare. In particolare, dalla destra si evidenzia che il risultato non avrà ripercussioni sul governo. "Noi avevamo detto fin dall'inizio che questo referendum non incideva sulle sorti del governo, né in un senso né nell'altro. Lo abbiamo detto prima e lo diciamo adesso”, ha ribadito il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, allo speciale di La7 sul referendum. "Quando gli italiani si esprimono è sempre importante. Era un provvedimento che avevamo nel programma abbiamo chiesto agli italiani di esprimersi" e "avevamo il dovere di farlo", ha aggiunto.

Secondo il capogruppo FdI alla Camera il voto degli italiani all'estero non dovrebbe incidere sull'esito finale. Per quanto riguarda l'impegno in prima persona di Giorgia Meloni ha osservato che "non ho memoria di una battaglia politica dalla quale si sia sottratta". Colpa della vicenda Delmastro? "Complesso dire che è colpa di una vicenda, per quanto sia stata molto sottolineata dalla stampa".

Parole condivise dal capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera: "Il risultato del referendum pare ormai consolidato con circa il 45% dei sì e il 55% di no e quindi viva chi ha vinto. Noi proseguiremo con il governo per far sì che il nostro paese esca dalle attuali crisi internazionali", ha detto.

Il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, nel corso di Quarta Repubblica, ha commentato: "La realtà mi pare delineata. La maggioranza degli italiani rispetto al cambiamento sceglie la conservazione, poi dobbiamo cercare di capire gli elettori. Io credo che questa maggioranza, anche dopo questo risultato, si deve assumere ancora di più la responsabilità di arrivare alla fine della legislatura. Deve essere fatto e si farà ancora di più. Noi abbiamo ricevuto un mandato politico non ci saranno minimamente delle conseguenze politiche".

"Riconosciamo il risultato negativo, ma il nostro lavoro per cambiare l'Italia continua sulla base del mandato elettorale che abbiamo avuto. Spero che nessuno usi più toni da guerra civile come quelli che abbiamo sentito da alcuni dei nostri avversari in questa campagna referendaria. Vorrei che fosse invece un dialogo pacifico, sereno, attento alle ragioni della controparte. La giustizia è troppo importante per tutti per continuare ad essere materia di una contesa politica inconcludente", le parole del segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.

Commentando in conferenza stampa a Roma i primi risultati del referendum sulla giustizia, Nicolò Zanon, presidente del Comitato ‘Sì Riforma’, ha detto: "L’Anm si è costituita come un soggetto politico a tutto tondo. L’ordine giudiziario è una colonna portante della nostra società. Viva la democrazia, è stato un grande successo di partecipazione e di affluenza indipendentemente dal risultato. Le persone sono state molto coinvolte con alcuni messaggi, secondo noi, non del tutto corretti. Dal nostro punto di vista, ce l’abbiamo messa tutta. Nessun rimpianto e nessuna critica” a come è stata condotta la campagna.

E Alessandro Sallusti, portavoce del comitato 'Sì Riforma' ha spiegato che "Il contro paga sempre più dell'essere a favore, nel corso di queste settimane ci siamo chiesti se cambiare l'impostazione della campagna, ma abbiamo detto no, noi siamo per la riforma non contro qualcuno. Mi spiace per la riforma e per il rallentamento di una stagione riformista per il Paese ovviamente noi rispettiamo la scelta degli elettori".

Il presidente del Comitato Sì Separa, Gian Domenico Caiazza, e il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, scrivono in una nota: "Se questi primi dati saranno confermati occorre dare atto, come è doveroso in democrazia, che la maggioranza del Paese ha bocciato questa riforma costituzionale. Il nostro impegno come comitato per il sì è stato quello di informare i cittadini sul reale contenuto della riforma, per contrastare una formidabile campagna di mistificazione e di disinformazione che, evidentemente, ha dato i suoi frutti. Ciò ha determinato lo snaturamento del confronto referendario in uno scontro politico del tutto estraneo al contenuto della riforma. Resta un fatto molto grave, con il quale il Paese dovrà fare i conti nei prossimi anni: la magistratura si è fatta partito, e ha condotto duramente una battaglia politica con una parte del Paese contro un'altra. Ci vorranno anni, e l'impegno di tutti noi cittadini che coltiviamo e difendiamo l'idea dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, per rimediare a questo disastro. Esprimiamo la nostra più viva solidarietà e ammirazione per quei magistrati coraggiosi si sono espressi per il sì anche a nome dei tanti loro colleghi che lo hanno certamente fatto senza dirlo".

Anche secondo Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, "C'è un dato con cui ci dovremo confrontare tutti perché oggettivamente nell'ambito di questa campagna referendaria è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione". "Da Mani Pulite in poi abbiamo dovuto constatare che la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. Però ai tempi di Mani Pulite il consenso che veniva ricercato dalla magistratura era di tipo mediatico mentre abbiamo assistito ad un salto di qualità che è consistito da parte dell'Anm di fondare un Comitato. Significa che la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale", ha aggiunto.

Speriamo ora che le opposizioni

inizino a collaborare” sulla riforma della giustizia, ha detto il coordinatore nazionale della campagna referendaria per il Sì di Forza Italia, Giorgio Mulè, in una conferenza stampa alla Camera.

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