Il referendum al centro dello scontro politico, con l’accusa di voler trascinare la campagna in una lotta nel fango. È questo il passaggio più netto dell’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, in un’intervista a SkyTg24, ha puntato il dito contro chi, a suo dire, starebbe provando a esasperare il confronto. "Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango", ha affermato la premier, indicando nel clima che accompagna il referendum un livello di tensione che rischia di superare il merito dei quesiti. Un richiamo che si inserisce in un quadro politico già segnato da forti contrapposizioni.
Nel corso dell’intervista, Meloni ha anche chiarito di non aver avuto contatti con il presidente della Repubblica nelle ultime ore, dopo l’incontro istituzionale della sera precedente per l’anniversario dei Patti Lateranensi. "Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore", ha spiegato, aggiungendo di aver condiviso le sue parole sul rispetto tra le istituzioni.
"Ho trovato le parole del presidente giuste, credo sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni" ha detto, soffermandosi in particolare sul passaggio relativo al Consiglio superiore della magistratura. Per la presidente del Consiglio è "importante che una istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe politiche".
Quella della giustizia "non è una riforma di destra o di sinistra", è "una semplice riforma di buon senso che consente di avere una giustizia più giusta, che consente di liberare il merito dei magistrati anche dal gioco delle correnti, e che stabilisce un principio secondo me banale ma molto importante, cioè che anche il magistrato, quando dovesse sbagliare, verrà giudicato da un organismo terzo", ha poi puntualizzato la premier. "Queste sono le cose che fa la riforma, e io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non, diciamo, cercare di trasformarla in una polarizzazione, in un referendum sul governo. Questo interessa chi non può stare nel merito, non interessa a noi, perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano semplicemente fare del bene all'Italia".
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La vera campagna deve iniziare: faremo di tutto per far votare il referendum
"Penso che la campagna, la vera campagna di questo referendum, debba ancora cominciare", ha aggiunto poi la premier continuando a parlare del referendum. "Se ho imparato a capire qualcosa di politica, questi sondaggi a 6 settimane dal voto, quando noi sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei cittadini decide negli ultimi giorni, nelle ultime settimane, se andare a votare, se non andare a votare, cosa andare a votare, lasciano un po' il tempo che trovano. Noi siamo oggi più o meno a un mese dalla data del voto. Faremo quello che possiamo, ma credo che questo lo debbano fare tutti, per fare in modo che ci sia più gente possibile che va a votare e che vota consapevolmente". "È ovvio - ha preseguito - che io credo nella democrazia, quindi più gente partecipa alle elezioni e più penso di aver fatto bene il mio lavoro. Ma credo che valga lo stesso per tutti i partiti politici".
Poi, ha ribadito: "Votiamo le elezioni politiche tra un anno" mentre "il 22 e il 23 di marzo non si vota sul governo, si vota sulla giustizia. E qualsiasi sia la decisione che gli italiani prenderanno, inciderà sulle loro vite, e inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, molto oltre la durata di molti governi". "Il consiglio che ho da dare io agli italiani è: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello per cui state votando e non a altro. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente". "A me fa molto sorridere: 'il governo se perde il referendum va a casa'. Ho chiarito 100 volte questo punto, che infatti interessa ad altri. Perché chi non può parlare del merito della riforma per cercare di portare i suoi sostenitori a votare deve spostare l'obiettivo. Se l'obiettivo non è la riforma, perché non posso dire che in fin dei conti davvero la riforma non è una buona riforma, e quindi devo dire andate a votare per mandare a casa la Meloni".
Ma se "gli italiani mi vogliono mandare a casa fra un anno" ci sarà "un'enorme occasione di mandarci a casa. Guardi che io, a differenza di altri, non è che sono una che rimane abbarbicata al potere se gli italiani non vogliono che continui a governare questa nazione. Quindi fra un anno gli italiani ci giudicheranno" ma "dopo tutto il lavoro, sul complesso del lavoro che abbiamo fatto. La riforma della giustizia è importantissima, ma è una delle 500 cose che abbiamo fatto".
Toni apocalittici se si tocca la giustizia ma tante toghe voteranno
Secondo la premier Meloni, poi, non sarà il referendum a determinare l'orizzonte della legislatura, "l'ho detto moltissime volte perché davvero credo che sia giusto che un governo venga giudicato sul complesso, e perché non personalizzo una battaglia, un tema che è così importante per la vita dei cittadini" ha spiegato, sottolineando che ogni volta che si prova a riformare la giustizia si registrano "toni apocalittici" ma anche "moltissimi magistrati che vediamo nei comitati sono per il sì al referendum", a dimostrazione che non si tratta di una riforma "fatta contro i giudici" ma per "migliorare lo stato della giustizia". "Si può non essere d'accordo, chiaramente questo è più che legittimo, ma - ha aggiunto la premier - non capisco i toni apocalittici da fine del mondo che si stanno utilizzando per una riforma di assoluto buon senso, che anche alcuni di coloro che oggi usano toni apocalittici hanno sostenuto in passato". "Penso banalmente - ha spiegato la premier - che migliorare lo stato della giustizia italiana non sia qualcosa che si fa per il governo o contro il governo, si fa per se stessi, si fa per l'Italia, si fa per avere una nazione più moderna, si fa per riuscire a fare qualcosa che in Italia non si è riuscito a fare per decenni, perché ogni volta che si cerca di fare qualcosa per migliorare lo stato della giustizia, i toni diventano apocalittici. Perché? Perché tutto si può riformare in Italia salvo la giustizia? Ed è così perfetta la giustizia che abbiamo in Italia, o c'è qualcosa che si può fare per migliorarla?".
Macron? Colpita dall'attacco
Per quanto riguarda le parole del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron sul suo commento sulla morte di Quentin Deranque a Lione, la premier taglia corto: "Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico sulla Francia. Io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico".
E ancora: "Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa", ha sottolineato. "Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di dirittò, quella è ingerenza - ha aggiunto riferendosi alle dichiarazioni dell'allora Laurence Boone quando lei divenne premier -. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito".
Non vogliamo tornare ai tempi delle Br
"Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti", ha detto ancora la premier. Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio. Quindi voglio dire, io non l'ho vissuta come un'ingerenza".
Gaza e Board of Peace: la posizione di Giorgia Meloni
Per quanto riguarda Gaza e il Board of Peace, durante l'intervista a SkyTg24 Giorgia Meloni ha spiegato che "oggi a Washington c'erano la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione, interessati ovviamente alla pace in Medio Oriente, anche diversi altri attori mondiali. Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche ovviamente per l'Italia. È la ragione per la quale io ho ritenuto che fosse fondamentale per l'Italia esserci. Ma il lavoro è ancora lungo".
E ancora: "Io ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l'Italia oggi come Paese osservatore, e mi riferiva che è stata molto concreta, che non era affermazione di principi, ma era costruita su come implementare i vari punti del piano di pace". "Chiaramente noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate il fuoco, la pace e costruire la prospettiva dei due Stati, e quindi una stabilizzazione definitiva per il Medio Oriente, è particolarmente complesso", ha aggiunto Meloni.
Non solo. Sul tema di Gaza, "l'Italia sta offrendo la propria disponibilità su diversi fronti. Lo abbiamo già detto in passato, uno di questi sul quale sicuramente noi facciamo la differenza è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi. Ci è stato chiesto anche in questi mesi, con i nostri carabinieri, un lavoro che noi già facciamo. Sul training delle forze di polizia e di sicurezza l'Italia può fare la differenza, lo fa già in parte, e quindi su questo c'è assolutamente da parte mia e da parte nostra una disponibilità che tra l'altro è condivisa una volta tanto, mi pare, trasversalmente in Parlamento. Stiamo continuando il nostro aiuto, il nostro sostegno con gli aiuti umanitari, e poi si vedranno quali sono le altre forme di partecipazione richieste".
Milano-Cortina, i complimenti all'Italia dai leader stranieri
Giorgia Meloni, poi, non poteva non parlare delle Olimpiadi. "Credo che lascino tanta consapevolezza di quanto questa nazione sia straordinaria. E mi arriva questo messaggio non solo dal pubblico, no, ma ci sono tantissimi omologhi, capi di stato e di governo, che vengono a seguire i loro atleti nella competizione e ripartono tutti facendo enormi complimenti per l'organizzazione, per un'Italia che riesce sempre a stupire. E questa è la cosa per me più importante".
Poi i complimenti agli atleti azzurri: "È molto presto per fare un bilancio, perché mancano ancora oggi 2 giorni, e finché non si chiudono le Olimpiadi e poi le Paralimpiadi, e sono certa che tutto ha funzionato come doveva funzionare, preferisco tacere. Ma sono fiera di questi ragazzi che hanno portato le nostre bandiere. Alcune mi hanno regalato una grande emozione ieri sera quando sono riuscita a vedere le gare. Sono particolarmente contenta del fatto che l'Italia abbia superato se stessa in questa competizione, che l'abbia fatto a casa sua. Che abbia vinto più medaglie di sempre nelle nostre Olimpiadi invernali", ha detto. "E penso che anche per loro vedere che tutta l'Italia, a partire dai tantissimi volontari, che senza chiedere niente in cambio fanno del loro meglio perché nelle Olimpiadi funzioni tutto, credo che abbia fatto la differenza anche per gli atleti".
Italia pronta a ospitare i negoziati con l'Iran
Nel corso dell'intervista rilasciata a SkyTg24, la premier ha parlato anche di Iran. "Da una parte noi dobbiamo assicurarci che l'Iran non si doti dell'arma nucleare, perché sappiamo quali sono i rischi connessi, dall'altra parte sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione già abbastanza fragile. Dopodiché bisogna vedere se c'è la buona volontà per farlo. Ma l'Italia già in passato ha dato su questo il suo sostegno, il suo contributo. Noi abbiamo anche ospitato presso l'Ambasciata omanita due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di passare messaggi in questo senso".
Con il decreto bollette 5 miliardi per alleviare i costi
Immancabili, poi, le domande di argomento economico. A partire dal decreto bollette. "Un provvedimento molto importante e molto coraggioso. Con questo provvedimento liberiamo circa 5 miliardi di euro per alleviare il costo delle bollette per le famiglie più fragili, per le imprese, con benefici tangibili, significativi", ha sottolineato. "Per le famiglie fragili, si arriva a un taglio delle bollette che è intorno ai 315 euro, più o meno la metà del costo. Per le imprese, dipende chiaramente dall'ampiezza. Un piccolo artigiano, un piccolo ristoratore possono avere un beneficio annuale sulla bolletta elettrica di circa 500 euro, su quella del gas di circa 200. Sulle piccole e medie imprese di maggiori dimensioni, si va su un risparmio annuale che può essere intorno ai 9-10.000 euro. Se si va sulle grandi industrie, per esempio le gasivore, si arriva a un beneficio che tocca anche i 260.000 euro in un anno".
E sull'aumento dell'Irap ai produttori di energia: "Sulla media-lunga distanza si vedrà meglio l'impatto della misura che abbiamo approvato ieri, che tutti coloro che conoscono bene la materia hanno definito coraggiosa. Tra l'altro abbiamo anche coperto una parte di questo provvedimento con un aumento di 2 punti dell'Irap per le aziende che producono energia. E anche questo credo che sia un segnale che va nel senso di una redistribuzione".
L'intervento ad hoc per Niscemi
La premier, poi, ha parlato anche di maltempo e, in particolare, del caso Niscemi e del decreto legge varato ieri dal governo per i danni del ciclone Harry. "Niscemi l'abbiamo trattata a parte, anche se nello stesso decreto, con un investimento di 150 milioni di euro che è destinato prevalentemente a demolire le case che devono essere demolite, a mettere in sicurezza il territorio e a dare risposte a chi ha perso la casa. Insieme al ripristino delle infrastrutture, bisogna combattere un isolamento a Niscemi". Oltre alle misure che valgono per tutte e tre le regioni colpite "nel caso specifico di Niscemi abbiamo deciso di nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione Civile, così è immediatamente operativo. Perché per me la cosa più importante a Niscemi è che non accada di nuovo quello che è accaduto alla fine degli anni '90. Quando gli indennizzi per alcuni dei cittadini che appunto erano stati coinvolti in una analoga frana sono arrivati anche dopo 14 o 18 anni".
E ancora: "Ieri abbiamo approvato un altro decreto legge che interviene su tutti i da danni causati dal ciclone Henry. Quindi 3 regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria. Abbiamo stanziato complessivamente un miliardo 100 milioni di euro, che si aggiungono ai 100 milioni che avevamo già stanziato. Lo voglio ricordare perché quando abbiamo stanziato i primi 100 milioni per l'emergenza ci è stata fatta questa surreale polemica sul fatto che non investivamo abbastanza risorse" ha puntualizzato. "Di solito intanto stanziano delle risorse per l'emergenza immediata e poi si lavora sulla ricostruzione" che è "il lavoro che abbiamo fatto ieri.
Per le 3 regioni ci concentriamo sul ripristino delle infrastrutture, sull'indennizzo delle attività economiche che sono state maggiormente toccate, sulla sospensione dei tributi, altro tema ovviamente molto importante, sugli ammortizzatori sociali per i lavoratori".