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“Speriamo la rapiscano”. Nelle chat antagoniste l'odio e le minacce anti Meloni per la missione nel Golfo

Ancora violenza contro la premier dalla galassia antagonista militante, stavolta per il tentativo di trovare soluzioni per la crisi energetica

“Speriamo la rapiscano”. Nelle chat antagoniste l'odio e le minacce anti Meloni per la missione nel Golfo
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La missione nel Golfo di Giorgia Meloni ha mandato in tilt la sinistra italiana, sia quella politica che quella civile. La premier ha deciso di agire nel nome della sicurezza energetica per trovare soluzioni alla crisi derivante dalla guerra in Iran, che ha portato alla chiusura quasi totale dello stretto di Hormuz. “L’opposizione chiaramente fai il suo lavoro però si trova anche nella fortunata posizione di chi può criticare comodamente seduto sul divano perché sono altri che devono risolvere i problemi e noi lo facciamo. Ci aspetteremmo forse un atteggiamento un po’ più costruttivo”, ha dichiarato Meloni fotografando la situazione in maniera plastica, talmente veritiera che a sinistra si sono sentiti punti nel vivo, con reazioni scomposte.

Ma se la sinistra politica ha reagito entro un limite istituzionale, pur se ai limiti, la sinistra civile quel limite lo ha travalicato e nei gruppi di discussione di area antagonista sono arrivati, per l’ennesima volta, ad augurare il peggio alla persona di Meloni, esulando dal suo ruolo politico. “Speriamo che la rapiscano, è l'unica buona aspettativa che mi si presenta”, si legge in un commento pubblicato dal solito soggetto anonimo, convinto di essere schermato da Telegram nelle sue esternazioni. Il messaggio è stato pubblicato in un gruppo facilmente accessibile a tutti, dove spesso si registrano episodi di violenza verbale grave come è accaduto solo pochi giorni fa, quando in quella stessa chat altri soggetti hanno dichiarato che “crivellare i liberali sarà divertente” dopo “la rivoluzione”. È una risposta che si inserisce in un discorso sulla presenza di Meloni nel Golfo, in cui un altro soggetto, che almeno mette foto e indicazione di nome e cognome, sostiene che il presidente del Consiglio italiano sia “una dei principali cagnolini di Trump, tuttavia se non fa qualcosa di significativo rischia di rimetterci alle elezioni”. Insomma, la missione nel Golfo come mero strumento elettorale, secondo chi, da quel comodo divano a cui ha fatto riferimento Meloni, ha criticato la sua missione.

Mentre Palazzo Chigi lavora per diversificare gli approvvigionamenti e mettere in sicurezza le bollette degli italiani, la galassia antagonista si rifugia nel consueto repertorio di insulti e minacce velate. È il paradosso noto di una certa area che, pur professandosi pacifista e solidale, in assenza di argomenti di critica concreti sfocia nella violenza: lo si vede in piazza, quasi ogni weekend, e in tutti i raduni che vengono organizzati dal mondo antagonista. È il sintomo di una sinistra che ha smarrito la capacità di analisi geopolitica, finendo per usare toni eccessivi.

E chi dice che “sono solo social” dimostra di sottovalutare il problema, perché la violenza è già uscita dalla bolla del virtuale, come dimostrano i cori “Meloni sei la prima della lista”, scanditi in più occasioni, o le frasi “spara a Giorgia”, “Meloni appesa” con tanto di cappio apparse sui muri. È una deriva che ha superato, già da tempo, il suo punto critico.

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