Letteratura

Le botte, il dolore, la vergogna. Il libro-verità della De André sulle violenze

Con "Non era il cuore" Francesca De André ripercorre la sua difficile storia personale partendo dall'aggressione subita da parte dell'ex fidanzato e punta l'attenzione sul tema delle donne vittime di violenze

Le botte, il dolore, la vergogna. Il libro-verità della De André sulle violenze

Comincia dal punto più basso che si possa toccare, il fondo, il libro di Francesca De André - "Non era il cuore" - figlia d'arte, ex gieffina e opinionista televisiva. Il fondo non solo in senso letterario, ma anche fisico a rappresentare il suolo, il pavimento sul quale si è ritrovata moribonda, pestata a sangue da quello che considerava l'amore della sua vita. Il suo ex. E il racconto è in terza persona, quasi come se lei vedesse ciò che succedeva a sé stessa al di fuori del suo corpo tanto sottile è stato il confine tra la vita e la morte: "La donna è per terra in posizione fetale, cerca di proteggere la testa e gli organi vitali con le braccia. Sembra ancora più minuta: quasi una ragazzina che prova a ripararsi dai calci e dai colpi ciechi alle gambe, sui fianchi. Sulla testa fa davvero male".

L'autobiografia di Francesca De André comincia dalla fine: dal giorno in cui il suo ex fidanzato l'ha picchiata a sangue per l'ennesima volta; dal giorno in cui lei è riuscita a salvarsi solo grazie all'intervento tempestivo di una vicina di casa, che ha chiamato il 118 e i carabinieri. Da quel dolore fisico e psicologico lei ha deciso di fare ripartire la sua vita con un'unica frase in testa (diventata il sottotitolo del libro): "Ho detto basta alla violenza".

La storia personale di Francesca

La biografia edita da Piemme e scritta da Gabriele Parpiglia comincia dalla fine e ripercorre il passato di Francesca. All'ex è dedicato solo un capitolo, quello più recente, che ripercorre la storia di un amore grande diventato malato e violento, incrinatosi in un momento preciso, cioè durante la partecipazione al Grande fratello vip. Le pagine scorrono lungo gli anni che Francesca De André (bambina) ha vissuto con i genitori protagonisti di una "relazione turbolenta fatta di prevaricazione" e poi da sola con la madre e i fratelli tra le difficoltà economiche, quando il padre Cristiano De André se ne andò di casa.

Nei capitoli c'è spazio per tutte le figure che - nel bene o nel male - hanno segnato la sua vita mettendola di fronte a sentimenti, esperienze e difficoltà, che l'hanno da una parte temprata, ma dall'altra resa fragile: il padre Cristiano, nonno Fabrizio, casa Nazareth (il centro di accoglienza dove ha vissuto l'adolescenza), la madre Carmen e nonno Ignacio.

Le violenze fisiche e psicologiche

Toccante e a tratti crudo, il libro di Francesca De André punta soprattutto l'attenzione sulla violenza. Sul dolore fisico, sul trauma non superato, sulle domande e i perché. "Provavo vergogna per quello che mi era accaduto, quasi ne fossi responsabile o avessi fatto qualcosa di sbagliato. Ti ritrovi a lottare con il retropensiero che in qualche modo la violenza sia una reazione a un tuo comportamento inopportuno o sbagliato", racconta nella sua biografia. Parole condivise da migliaia di altre donne che, come lei, hanno subito violenze.

L'ultima parte del libro entra proprio nel vivo della tematica. La De André prova a dare un senso al dolore, metabolizzarlo per inseguire la felicità e un futuro fatto di stabilità e famiglia, quella che è sempre mancata nella sua storia personale. Mentre le pagine scorrono è difficile non empatizzare con la vicenda di Francesca. Dietro al personaggio che il pubblico è abituato a vedere in televisione, c'è molto di più. C'è la storia dolorosa di una giovane donna determinata e ribelle, che nonostante tutto si è trovata vittima di un amore malato ma oggi grida: "La violenza non è mai amore".

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