Da storico della lingua italiana, Giuseppe Antonelli studia da anni che cosa accade alla nostra lingua. Dalle prime ricerche del 2005, "quando si parlava di messaggini e di uso della X e della K", il suo è "un osservatorio aperto sull'italiano tecnologico" e ciò che è emerso in vent'anni lo leggiamo ora in Alfabit (il Mulino, pagg. 220, euro 19): un saggio dove ci porta dall'"italiano digitato" di email e sms all'"e-taliano" dei social fino a indagare l'"Ia-taliano", ovvero la lingua di ChatGpt e simili.
Professor Antonelli, partiamo dall'italiano digitato: di che si tratta?
"È quello della prima fase di questa trasformazione, in cui comunichiamo in maniera simultanea e le abbreviazioni diventano di moda. Poi, nel passaggio dagli sms alla multimedialità utilizziamo sempre meno la scrittura e sempre più le immagini e l'oralità, e questo è l'e-taliano, quello di Instagram, di TikTok e dei vocali di Whatsapp: una e-voluzione che porta a una neoepistolarità tecnologica e all'utilizzo, più che di testi, di frammenti di testo, in cui la punteggiatura è quasi superflua".
E il passaggio successivo?
"Quando parliamo di Ia non c'è un passaggio, bensì un salto, poiché da forme di comunicazione da persona a persona sterziamo verso la comunicazione persona-macchina. Prima c'è l'oralità di macchine come Siri e Alexa, che è una comunicazione in cui siamo sempre noi umani a dettare tempi e modi, per esempio con il cosiddetto corsivo o lo stampatello parlato e il computer talk; però dal 2023, con l'arrivo di ChatGpt, il flusso si inverte e siamo noi a chiedere alle macchine di scrivere o creare testi al posto nostro: un cambio totale di paradigma".
Ha condotto anche degli esperimenti sui Large language models.
"Dal 2023 al 2025 ho sollecitato le macchine sempre con le stesse domande, a partire dall'utilizzo scorretto del verbo incuriosire nell'espressione a me invece incuriosisce; prima solo ChatGpt e poi anche Claude, Gemini e Copilot".
Con quali risultati?
"All'inizio l'italiano delle loro risposte era corretto ma ancora un po' meccanico, con connettivi forti all'inizio di ogni frase, come per simulare il ragionamento, e tutto bipartito. Ma i Large language models erano abituati a lavorare in inglese e stavano ancora compiendo il loro apprendistato in italiano, come era evidente da alcuni errori di cosiddetta interferenza linguistica, che si sono diradati col tempo".
Che cos'altro è cambiato?
"Le macchine - io le chiamo così, perché definirle Intelligenze artificiali le nobilita troppo - hanno rifinito via via le loro abilità di produzione linguistica e nei test più recenti sono in grado di scrivere non solo in un italiano standard ma anche come un giovane su Instagram, in romanesco o nei termini tecnici della linguistica. Hanno fatto proprie le varietà della lingua. Ed ecco l'ultimo test: la creatività".
Ha chiesto alle macchine un testo nello stile delle Città invisibili di Calvino e il risultato è impressionante.
"Le quattro città hanno tutte qualcosa in comune ma l'atmosfera del libro è riprodotta, seppure in modo un po' enfatico. Di recente al Testo, a Firenze, ho letto Anèlia, la città prodotta da ChatGpt e le persone seguivano come se fosse una pagina di letteratura... Ancora più impressionante è che, dopo averne prodotta una, la macchina ti chieda: quante altre ne vuoi? Benjamin parlava dell'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica ma noi siamo nell'era della riproducibilità automatica dell'arte, o presunta tale; e sarà sempre più difficile stabilire il confine. Infatti lo chiamo l'autore invisibile, perché il concetto di autorialità è messo in crisi".
Già nel 1967, proprio Calvino si chiedeva: "Avremo la macchina capace di sostituire il poeta e lo scrittore?"
"Si è posto la domanda perfino prima di 2001 Odissea nello spazio e la sua risposta è no, perché la vera letteratura, dice, è quella che si sporge fuori dai confini del linguaggio: è dall'orlo estremo del dicibile che essa si protende. Una dichiarazione di fede e anche una via di fuga possibile per noi: forse dovremmo ricominciare a scrivere male, nel senso provocatorio di sottrarci alla prevedibilità della lingua e all'appiattimento su una letteratura che possa essere prodotta dalle macchine".
Che altro possiamo fare?
"Serve una alfa-bitizzazione linguistica, che spieghi come funzionano queste macchine e le smitizzi: siamo davanti a dei calcolatori che lavorano in bit e le loro frasi non sono altro che sequenze di zero e uno".
Rischiamo di copiare il linguaggio dell'Ia?
"Questo italiano neutro e saccentino prodotto dalle macchine sta già diventando una norma di riferimento, un modello a cui le persone guardano, senza esserne consapevoli. L'ha detto ChatGpt... E, se in questa forma di italiano emergono standard, formule, tic o modi di dire tipici, essi prenderanno sempre più piede: si pensi a formule come hai perfettamente ragione, onestamente, sinceramente. E poi c'è quel modo tipico di citare le fonti, per dare autorevolezza a ciò che dicono".
Fonti vere o false?
"Ho fatto un esperimento. Per il corso di Filologia moderna ho chiesto a Claude di ricostruire i giudizi di letterati non toscani sulla superiorità del toscano e del fiorentino prima del 1525 e delle Prose di Bembo, e Claude ha creato uno schema bellissimo, con nome dell'umanista, opera, citazione in latino e traduzione.
Solo che mi sono accorto che tutte le citazioni erano inventate. Quando ho riproposto lo schema ai miei studenti, nessuno ha avuto dubbi, proprio perché era verosimile e attendibile. Solo che era tutto finto. Una illusione ottica di sapere molto pericolosa".