Crespi d'Adda: la storia del villaggio industriale diventato Patrimonio Unesco

La storia di Crespi d’Adda, l’affascinante villaggio industriale divenuto patrimonio Unesco e diventato simbolo dello sviluppo attento a persone e territorio

Crespi d'Adda: la storia del villaggio industriale diventato Patrimonio Unesco

Il tempo sembra essersi cristallizzato a Crespi d’Adda, frazione di Capriate San Gervasio e un tempo parte integrante del comune di Canonica d'Adda, nella laboriosa provincia di Bergamo. Il piccolo villaggio operaio è nato nel 1877 da un progetto dell’imprenditore tessile Cristoforo Benigno Crespi, in favore degli operai della sua azienda tessile, supportato e poi gestito anche dal figlio Silvio. Il luogo prende il nome proprio dall’imprenditore, divenendo poi ufficiale nel lontano 1889: grazie all’incredibile stato di conservazione nel 1995 è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità dall'Unesco.

Situato a pochi passi dal fiume Adda, il villaggio ha preso vita all’interno di una location unica, sia per la creazione del cotonificio dell’imprenditore Crespi che per le dimore dei suoi lavoratori. Indubbiamente un progetto singolare e davvero incredibile, sviluppato su 85 ettari di terreno, acquistati dall’imprenditore e affidati alle capacità di due esperti di settore: l'architetto Ernesto Pirovano e l'ingegnere Pietro Brunati. Una costruzione davvero all’avanguardia in grado di trovare fonte di ispirazione nell’architettura operaia inglese dell’epoca, con case e fabbriche a poca distanza le une dalle altre.

Crespi d’Adda, la città ideale del lavoro

La nascita di Crespi d’Adda coincide con l’inizio di una crescita industriale molto fiorente, un’epoca moderna in grado di caratterizzare l’Italia di quegli anni. Di forte ispirazione inglese, il villaggio sorge ancora oggi in un’area isolata collocata tra i fiumi Adda e Brembo, meglio nota come Isola Bergamasca.

Il luogo prende il nome dall’omonimo imprenditore, Cristoforo Benigno Crespi, a capo di una fiorente e produttiva industria tessile passata poi al figlio Silvio. Una sorta di feudo dell’epoca moderna, dove il castello della famiglia Crespi troneggiava sulle case degli operai, sia con fare autorevole che compassionevole. L’idea era quella di realizzare uno spazio multifunzionale con tanto di case ma anche di chiesa, scuola, ospedale, dopolavoro, teatro, bagni pubblici, spacci alimentari e di vestiario. Il tutto per soddisfare rapidamente le necessità degli stessi operai, creando così una comunità coesa e serena. Un assetto urbanistico dalle linee precise, pulite ma reso gradevole da strutture architettoniche moderne ed eleganti.

Crespi d’Adda, tra precisione ed eleganza architettonica

"Grèspi d’Ada", così chiamato in dialetto bergamasco, è caratterizzato da un assetto urbanistico preciso, con l’azienda tessile in grado di svilupparsi lungo tutta la via principale ma con il fiume alle sue spalle. La villa della famiglia Crespi è collocata accanto all’impianto, mentre nella zona est dell’azienda sono ben distribuite le casette degli operai. A sud invece trovano spazio ville e abitazioni più rinomate, destinate ai dirigenti e agli impiegati. Un equilibrio di spazi e forme intervallato dalla presenza di alcuni luoghi comunitari come la chiesa, la scuola, i negozi, le case del medico e del prete. Il villaggio è un insieme equilibrato di forme ma anche di stili, dal classicismo al romanticismo.

L’azienda di famiglia appare mastodontica e potente con le sue ciminiere, quasi a vegliare gli stessi operai, ma anche a scandire i tempi del quotidiano tra lavoro e privato. Lo stile architettonico è neo-medievale con elementi decorativi in cotto, fregi ed elementi in ferro battuto, dettagli enfatizzati anche nelle palazzine degli uffici dirigenziale.

Le stesse abitazioni operaie rimandano allo stile dell’azienda, con decori simili e mattoni a vista. La villa principale di famiglia è in puro stile medievale trecentesco, con la torre a sorvegliare sull’intera area, quale simbolo di potenza e ricchezza. Zone verdi, giardini e orti ingentiliscono l’intera area urbana, intervallata dalla presenza di strutture emblematiche quali la chiesa principale, costruita esattamente come l’omonima struttura di Santa Maria di Busto Arsizio, paese d'origine della famiglia Crespi.

La via principale del villaggio conduce al cimitero dove è presente la cappella della famiglia, sempre a forma di torre, che sembra proteggere le tombe degli operai, composte da tante croci bianche ben allineate su un prato all’inglese.

Un luogo funzionale e moderno

Il villaggio di Crespi è un esempio di avanguardia urbanistica non privo di stile ed eleganza, in grado di offrire un’affascinante panoramica dell’area urbana, oltre che moderna e funzionale. Gli abitanti potevano contare sulla presenza dell’illuminazione elettrica con il sistema Edison, utile per agevolare una migliore produzione oltre che la vita degli stessi operai. Ma anche di spazi destinati alla comunità come la scuola, il dopolavoro, il lavatoio, l’ospedale, i bagni pubblici e una serie di negozi ed esercizi commerciali.

Il tutto messo a disposizione gratuitamente dalla famiglia Crespi: ad esempio, il materiale scolastico era fornito dall’azienda come libri, penne, grembiulini, la refezione fino agli alloggi e allo stipendio degli insegnanti. Il lavatoio cittadino permetteva di usufruire di spazi destinati alla pulizia dei panni, senza dover raggiungere il fiume. La cittadinanza poteva contare anche su spazi dedicati allo sport, piscina compresa con tanto di docce e acqua calda.

Lo stesso ospedale vantava la presenza di attrezzature e tecnologie moderne per l’epoca, con tanto di area per la degenza. Un sistema sanitario locale pagato interamente dall'imprenditore, che poteva avvalersi anche di medici rinomati provenienti dall’area di Milano. Il villaggio si completava con eleganti ville destinante ai dirigenti più importanti, con un albergo e un campo sportivo. Tutto a uso e consumo degli abitanti dell’area che, nel tempo, hanno continuato ad abitare il villaggio passando il testimone alle generazioni successive.

Attualmente le case sono abitate dai parenti e dai figli degli operai dell’epoca, mentre l’azienda ha continuato a operare fino al 2004. Il villaggio di Crespi d’Adda è rimasto immutato nel tempo, per volere della stessa famiglia, una scelta importante che ha permesso una perfetta conservazione delle strutture dell’epoca. Guadagnando così l’inserimento tra i patrimoni dell'umanità dall'Unesco: un luogo intrigante e ancora oggi affascinante, facilmente visitabile attraverso percorsi guidati anche notturni.

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