Se alle Olimpiadi che si sono aperte ieri a Milano, senza tanti fronzoli, senza tanti Gesù trans come a Parigi, ci fosse la specialità
del sabotaggio della democrazia, a sinistra avrebbero già un medagliere ricco di ori, argenti e bronzi. Se c'è qualcuno capace di far saltare il banco ogni volta che a decidere devono essere gli italiani, accomodatevi al Nazareno. Di elezioni nemmeno a parlarne: da quando è nato il Pd, ha sempre governato quando ha perso. E adesso, dopo trent'anni in cui - da Massimo D'Alema, a Claudio Martelli, fino a Claudio Petruccioli intervistato ieri da Il Giornale - più o meno esplicitamente erano stati i grandi dirigenti della sinistra a proporci la separazione delle carriere e la riforma della giustizia per adeguare i nostri codici alla riforma Vassalli (che non era un giovane balilla ma una medaglia della Resistenza), siccome a proporla è un governo che a loro non piace, bisogna fare ammuina. E siccome le argomentazioni non sono il loro forte, ricorrono ai cavilli, la loro specialità: la burocràzia, pronunciata alla sovietica, con l' accento sulla «a». E spunta un altro quesito, su cui dovrà decidere il Colle. E Sergio Mattarella, l'arbitro di questi tempi bui, magari si troverà a spiegare al Paese che non bastano
neanche tre decenni per cambiare una legge secondo le norme della Costituzione.
Perché per cambiare la Costituzione non bisogna seguire le regole dell'ordinamento, ma quelle della sinistra. Credo che tirare la palla in tribuna in questo modo spinga più persone a votare «sì» che mille comitati. Anche se di tutte queste palle gli italiani sono stanchi. E forse è meglio così.