"Crisi energia e Covid, nubi nere sulla ripresa. Ora aiuti e aperture"

Appello dell'assessore alle Attività produttive della Regione Lombardia, Guido Guidesi: "Nuove misure anti-rincari e stop ai colori"

"Crisi energia e Covid, nubi nere sulla ripresa. Ora aiuti e aperture"

Guido Guidesi, assessore regionale alle Attività produttive, mesi fa Pil ed export segnavano record e successi. Adesso, fra crisi energetica, quarta ondata e altre incognite le cose si stanno complicando notevolmente.

«Sì. Aggiungiamoci pure l'inflazione. Tutti fattori esterni che rischiano di essere pericolosi, alcuni prevedibili. Il fattore più impattante è l'energia e colpisce tutti, in modo sostanzioso, anche per l'aumento della benzina».

Tutti i commercianti sono in allarme. E anche gli enti, oltre alle aziende.

«Tutte le aziende, di ogni dimensione e attività. La prima impressione era quella di un aumento temporaneo, con oscillazioni forti e veloci che potevano restare a livelli del 40-50%. In realtà siamo in una fase acuta, con livelli molto più alti, che arrivano - per chi acquista gas a spot - a costi maggiorati anche del 400%, con oscillazioni ogni 6 ore».

Le imprese lombarde stanno cercando di sopperire in qualche modo con la loro tipica flessibilità, o non c'è niente da fare?

«C'è stato, per l'ennesima volta, il tentativo fantasioso di provarci, lavorando di notte, nei week end, per rispettare ordinativi che ci sono, ci sarebbe tanto lavoro da fare e sono impossibilitate a farlo, il paradosso è questo. Ci sono altri tentativi in atto, ma davanti a una situazione emergenziale simile, che avevamo preannunciato, dico benvenuti a quelli che non ci hanno ascoltato, di fronte a questo ogni ingegno è insufficiente».

Anche le misure del governo sono un primo passo insufficiente?

«Assolutamente sì. La Cgia di Mestre parla dell'esigenza di avere 30-35 miliardi, io credo che abbia riscontri reali e quando fai un provvedimento con risorse che si limitano a quelle stanziate, è evidente che non basta, c'è bisogno d'altro. Io penso che tra rischiare di compromettere la continuità delle aziende e dell'occupazione e rischiare un ulteriore scostamento di bilancio, il rischio da correre sia quest'ultimo. È urgente. Intanto, con 4 mesi in cui si possono calmierare i prezzi, si ragioni sulla situazione e sul medio periodo. Se non lo si fa adesso, non so quando».

Esiste un rischio black-out?

«Qualcuno lo evidenzia. Io evidenzio il fatto che il consumo energetico non dipende più dalla stagionalità. Mi dicono che potrebbe esserci questo rischio. E, davanti a ciò, faccio fatica a capire perché non lo si ritenga un'emergenza».

È un appello sempre più pressante.

«Abbiamo parlato di questo allarme a ottobre per la prima volta. Sappiamo che colpisce tutti in modo indistinto, anche se diverso. Destabilizza tutto il sistema. Ed è un problema anche sociale molto evidente. Io rimango allibito da alcuni posticipi, da alcuni rinvii, e parlo dell'Europa. Credo che non si colgano i rischi. Non faccio allarmismo, ma parlo con gli imprenditori e i lavoratori».

In questo quadro, le riaperture sul Covid valgono anche come misure per la ripresa.

«Abbiamo lavorato tutti sulla proposta delle Regioni, che è razionale, di tutela della salute e risponde anche a questa domanda, ricalcando uno dei principi fondamentali dell'economia: l'ottimismo, la visione del futuro. Non possiamo dimenticare tutto ciò per un passaggio di colore che non cambia nulla ma - solo per la paura che crea - limita i consumi. Mi pare illogico. Le proposte di ieri sono condivise da tutti, non sono questioni territoriali o politiche. Sono un segnale di fiducia e razionalità».

Alcune categorie si ritengono vessate.

«La misura sui tabaccai sembra decisa da chi non si rende conto che per chiedere il Green pass serve più tempo che per dare le sigarette. Cose irrazionali, che potrebbero essere risolte con poco».

La transizione è una cosa un po' più complicata.

«Sì, e apre incognite notevoli sul sistema produttivo lombardo. Basta dire che i provvedimenti in Europa vengono discussi in commissione Ambiente. La risposta viene da lì. Cercheremo di fare massa critica con altri territori manufatturieri. Vanno bene gli obiettivi, il come pero - se permettete - lo troviamo noi. Non voglio rischiare 20mila posti di lavoro per poi scoprire nel 2035 che un'auto con motore endotermico impatterebbe molto meno di un'elettrica la cui batteria deve essere smaltita. E questo è solo l'esempio più eclatante. Le rigidità possono essere controproducenti. E il governo deve fare la sua parte».

A Roma l'elezione del presidente come andrà a finire?

«Il non trovano l'accordo mi pare una costante. Ci vuole un confronto certo, ma ieri (martedì, ndr) si è aperto e vediamo cosa ne scaturisce. Non sono preoccupato di questo ma credo che si debba fare presto».

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