Morta in casa in una pozza di sangue: è mistero a Mergellina

I carabinieri hanno aperto un’inchiesta per scoprire i motivi del decesso. Dopo il sospetto di omicidio si fa strada l'ipotesi della morte naturale per una grave patologia

Morta in casa in una pozza di sangue: è mistero a Mergellina

È stata trovata in una pozza di sangue quando ormai era troppo tardi. Un’emorragia all’arteria femorale ha causato la morte di una donna di 66 anni, di Mergellina, quartiere del lungomare di Napoli. Le forze dell’ordine si sono ritrovati in un luogo dell’orrore quando hanno aperto la porta dell’abitazione di Elisabetta Coppola. Abbondanti tracce ematiche dappertutto e un odore acre nell’aria.

I carabinieri hanno aperto un’inchiesta per scoprire i motivi della morte. Dai primi rilievi effettuati dai militari sembrava si trattasse di omicidio, probabilmente conseguenza di una rapina finita male e non si escludevano altre piste, compresa quella della lite con una persona che la donna conosceva. Con il trascorrere delle ore sembra sempre più prendere corpo l'ipotesi della morte per cause naturali, dopo l'intervento degli esperti di medicina legale. La donna soffriva di una grave vasculopatia e, quindi, sarebbe deceduta dopo la rottura di alcune varici. Vista la complessità dell'episodio è stata disposta l'autopsia. È già aperta l’inchiesta della Procura di Napoli.

Alcuni mesi fa, sempre a Napoli, un’altra donna anziana fu trovata morta in casa e a scoprirla senza vita nella sua abitazione furono il marito e il figlio. Sul posto giunsero i carabinieri, che effettuarono gli accertamenti del caso, con i rilievi nell'appartamento di un condominio situato in via Santa Lucia ai Filippini, nella zona di Gianturco. I militari non rilevarono segni di effrazione. Al vaglio degli inquirenti l'ipotesi della rapina non andata in porto. Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, i familiari della donna erano fuori quando qualcuno ha fatto ingresso nel loro appartamento, in pieno giorno e in un palazzo dove vivono diversi nuclei familiari.

Il marito dell'anziana era uscito intorno alle 10 per fare rientro dopo circa un'ora, quando scoprì la moglie esanime. Alla vittima era stata tappata la bocca con un nastro adesivo, con cui le erano stati anche legati polsi e caviglie. Quando fu ritrovata, era stesa sul letto e la casa era a soqquadro. Nello stesso periodo, nella provincia napoletana, a Melito, fu ritrovato il cadavere di una donna all'interno della sua abitazione, situata a via Giovanni XXIII.

A rinvenire il corpo furono i carabinieri, giunti sul posto dopo aver ricevuto una segnalazione da parte di alcuni vicini, che avevano udito dei colpi d'arma da fuoco all'interno dell'edificio e avevano subito chiamato il 112. Una volta arrivati sul luogo della tragedia, gli agenti scoprirono il cadavere della vittima, una donna di 33 anni incensurata. La 33enne era sposata e aveva due figli, un maschio di soli 7 anni e una femmina di 14 anni, che vivevano con lei in una palazzina popolare. Poco tempo dopo il ritrovamento del corpo, gli agenti fermarono il marito della donna, che sembrerebbe essere un affiliato di un clan di Secondigliano.

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