"Andava fortissimo". Sono queste le parole Flores Calderon, compagna di Ferdinando Favia, morto nel deragliamento del tram della linea 9 il 27 febbraio a Milano in viale Vittorio Veneto. Flores e il compagno sono saliti alla fermata di via Fabio Filzi, oltre un chilometro prima del luogo del disastro. La donna è stata sentita oggi al Reparto Radiomobile della Polizia locale di Milano. “Sono molto dispiaciuta per quello che è successo. Non è possibile che nel 2026 succeda su un tram nuovo. È una cosa veramente grave, non è possibile”, si dispera Calderon, rimasta ferita nello schianto.
Le parole della compagna di una delle vittime: "Il tram andava fortissimo"
“Mi sento ancora male. Sono molto dispiaciuta per tutto quello che è successo. È una cosa incredibile”, dice ai cronisti prima di entrare negli uffici della Polizia locale. E sottolinea più volte il dettaglio della velocità: “Appena siamo saliti abbiamo notato una forte velocità”. Il tram “andava fortissimo, è stato tremendo. Perché un treno deve correre così?”. Dopo il deragliamento “abbiamo visto tutti andare di qua e di là. Un caos. Urlavano tutti, c’era anche un bambino”, racconta tra le lacrime Calderon.
“Meno male Rudy (il compagno, ndr) mi ha sostenuto, poi ho perso conoscenza, forse perché ho preso un colpo e non mi ricordo” più nulla. “Per quanto ci riguarda - aggiunge il legale della donna, Stefano Benvenuto - valuteremo sia la situazione tecnica del mezzo, sia lo stato dei luoghi. Inoltre, domani si procederà con l'esame autoptico, per avere una visione globale dei fatti per poi poter dedurre le nostre conclusioni insieme alla Procura”.
Domani l'autopsia delle sue vittime
L'autopsia su Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, i due passeggeri morti nell'incidente, infatti, si terrà domani 6 marzo. Oggi la procura, alla presenza dei legali del tranviere indagato per disastro ferroviario ed omicidio e lesioni colposi, e della compagna di Favia, ha conferito l'incarico ai suoi consulenti. Benedetto Tusa, il difensore del conducente, ha spiegato che il suo assistito è "provato, sta male. È talmente scosso che non riesce a guardare le immagini" di quello che è accaduto. Per l'esame autoptico, l'avvocato, non ha nominato alcun esperto, riservandosi di farlo quando ci saranno gli accertamenti tecnici sulla scatola nera, sui sistemi di sicurezza e quant'altro. Inoltre, ha aggiunto, il suo cliente gli ha ripetuto "di aver avuto un malore".
Tra i quesiti posti dai pm, oltre a quelli per ricostruire le cause della morte, anche uno per accertare se lo straniero abbia o meno segni particolari sul corpo. E questo, si ipotizza, per essere certi della sua identità - dopo lo scambio di persona per il quale è stato dato per morto un ferito - e per proseguire a cercare i suoi famigliari.
Sequestrate le scarpe dell'autista: confermato il trauma al piede
Intanto, la Procura di Milano ha disposto il sequestro delle scarpe del tranviere per effettuare gli accertamenti medico-legali sul piede del 60enne. P.M. aveva infatti riferito di aver subito un trauma a inizio turno, circa un'ora prima dell'incidente, quando una carrozzina di una persona disabile gli avrebbe schiacciato l'alluce sinistro durante le operazioni di assistenza per salire in cabina sul tram. Circostanza che sarebbe già stata riscontrata dagli investigatori coordinati dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Ferrara con il Procuratore di Milano, Marcello Viola.
Proprio l'alluce indicato dall'uomo avrebbe mostrato una contusione importante e tale da far saltare l'unghia del piede.Il sequestro delle scarpe servirà per provare a cercare ulteriori conferme, ad esempio attraverso i segni lasciati sulle calzature dall'incidente.