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La Costa Azzurra degli anni Venti traveste di charme anche il male

Una famiglia perfetta nasconde un segreto. Viene a galla col sangue

La Costa Azzurra degli anni Venti traveste di charme anche il male

Costa Azzurra, anni Venti del Novecento. In una villa che potrebbe aver disegnato Eileen Grey o Le Corbusier, c'è una giovane coppia, Florence e Julian Livingstone, che potrebbe essere uscita da un romanzo di Francis Scott Fitzgerald. Belli, colti e sportivi, una figlia di 11 anni, Grace, e un maschietto, Alexandre, che da poco ha compiuto i tre anni, amano circondarsi di amici: feste, pic-nic, escursioni, ricevimenti... Sono mondani, Florence e Julian, ma non hanno la puzza sotto il naso e del resto a Cap d'Antibes e dintorni la vita è ancora quella rurale dove pescatori, contadini e pastori osservano con occhio distaccato, ma non ostile, questa curiosa fauna d'oltre oceano e d'oltre Manica che, stranezza nella stranezza, ha preso l'abitudine di fare il bagno nel Mediterraneo invece di andare a svernare sulle coste dell'Atlantico dove, dicono i ben informati, non ci sono zanzare e non si corre il rischio di contrarre la malaria, il tifo, il colera...

Gli anni Venti sono gli anni folli per eccellenza, all'indomani dell'immane carnaio della Grande guerra dove molte delle nazioni del Vecchio continente hanno pagato un inaudito tributo di sangue. La parola d'ordine è divertirsi e dimenticare e i Livingstone vi contribuiscono come meglio non si potrebbe. La loro villa Starlight, non dista molto dall'Hôtel du Cap che sta già assumendo le proporzioni di un mito, e del resto sono stati proprio i Livingstone a convincere i proprietari a tenere aperto tutto l'anno perché, si sa, la Costa Azzurra è un'eterna bella stagione...

Quell'estate, ospiti dei Livingstone ci sono un produttore cinematografico americano e la famosa attrice da lui lanciata, nonché cocainomane e sua amante; una giovane scrittrice di gialli di successo, il cui nome riecheggia quello della sua rivale Agatha Christie; un vecchio amico, per quanto si possa essere vecchi amici di una coppia di giovani trentenni, che vive di rendita, purtroppo rimasto paralizzato dopo un attentato, e accudito da un'infermiera; la star del pugilato francese, che di lì a poco combatterà negli Stati Uniti per il titolo dei pesi massimi. Nella villa ci sono una cuoca e una bambinaia francesi, una coppia di custodi russi tuttofare, perché la costa Azzurra è cosmopolita un po' in tutte le sue classi sociali.

Una sera, sulla quiete di villa Starlight si abbatte la tragedia. Il piccolo Alexandre viene rapito mentre dorme nel suo letto: una scala, ritrovata abbandonata e con uno dei gradini spezzati, è servita al rapitore per arrivare alla camera, un po' come è accaduto, l'epoca è la stessa, per il rapimento negli Stati Uniti di baby Lindbergh, il figlio del celebre trasvolatore. Anche qui, ci dev'essere stato un complice dall'interno... Da Marsiglia, su ordine della polizia di Parigi, arriva a Cap d'Antibes il commissario Joseph Léques, coadiuvato dal giovane agente Charlie Langlois: il primo è considerato un cervello senza pari, del secondo è nota la capacità di sapersi muovere nella pègre, il mondo della malavita, anche perché è da lì che proviene...

Intanto nella villa, un delitto segue a ruota il sequestro, ed è particolarmente agghiacciante per le sue modalità. L'arrivo di una richiesta di riscatto firmata con strani ideogrammi cinesi rende il clima ancor più convulso e impaurito.

Il crimine del paradiso, di Guillaume Musso (La Nave di Teseo, traduzione di Sergio Areco, pagg. 422, euro 22), più che un noir classico è un pastiche d'autore, nel senso che fa il verso e utilizza, però stravolgendoli, quelli che sono stati i topoi e/o i cliché più rappresentativi di un'epoca e che noi abbiamo del resto via via indicato. Per fare ancora un esempio, i Livingstone sono modellati sui coniugi Murphy, a loro volta presi a modello da Fitzgerald in Tenera è la notte, ma mentre qui il segreto che ne incrina e poi distrugge l'armonia di facciata è la schizofrenia di lei, legata a uno stupro infantile a opera del padre, in Crimine del paradiso, più banalmente è l'omosessualità di Julian, tenuta segreta, ma che l'imprevisto arrivo dell'amante minaccia di portare alla luce. Per farne un altro, Agatha Harding condivide con Agatha Christie il nome, nonché il soprannome, "la regina del crimine", e più o meno l'età, ma è molto più carina...

Guillaume Musso è uno scrittore di lungo corso e il suo romanzo fila dritto come il mitico Train Bleu che collegava Parigi alla Costa Azzurra... I dialoghi sono precisi, le descrizioni accurate, la ricostruzione d'epoca anche. Ma proprio perché è un pastiche d'autore, lo stesso Musso non sa resistere alla tentazione di introdursi in prima persona, felicemente, va detto, nell'epilogo della vicenda stessa, un epilogo corredato da immagini d'epoca, ritagli di giornali, foto dei personaggi citati, che prospettano un'altra plausibile conclusione rispetto a quella raccontata. Tutto vero, stando al mondo letterario ricreato da Musso, e però tutto falso stando alla realtà sempre da lui raccontata.

Confrontando la foto del bisnonno materno di Musso, ovvero l'ispettore Joseph Léques del romanzo, con quella di Musso stesso viene il sospetto che più che una rassomiglianza bisnonno-bisnipote, ci sia dietro un altro pastiche d'autore...

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