Cooking therapy: cos'è e perché fa bene alla salute

La cooking therapy aiuta a contrastare l'ansia favorendo il buon umore. L'esperto: "Consigliata anche ai senior. Pensata per recuperare da deficit motorio, cognitivo ed emotivo"

Cooking therapy: cos'è e perché fa bene alla salute

Cucinare favorisce il buon umore e stimola l'attività cerebrale: lo dice la scienza. In tal senso la cooking therapy propone un approccio di tipo terapeutico al cibo e alla realizzazione delle pietanze. Se è vero, infatti, che dilettarsi nella preparazione di ricette allevia dallo stress e dagli affanni quotidiani, la "cucinoterapia" può essere risolutiva di stati d'ansia, depressione e deficit emotivi.

Ne è certo il professor Antonio Cerasa, neuroscienziato di fama internazionale nonché ricercatore presso l'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr di Catanzaro, esperto di intelligenza artificiale e neuroriabilitazione."La cooking therapy è pensata soprattutto per recuperare da un particolare deficit motorio, cognitivo ed emotivo", racconta l'esperto alla redazione de IlGiornale.it.

Cos'è la cooking therapy

Quando parliamo di cooking therapy ci riferiamo a un modo nuovo di approcciare al cibo: "terapeutico", per l'appunto. Dunque nulla a che vedere con una qualunque attività ludica o ricreativa ai fornelli in cui cimentarsi, magari, nel tempo libero dal lavoro e dagli impegni personali. La "cucinoterapia" è da intendersi come un esercizio di consapevolezza personale (mindfulness), una vera e propria "palestra" per il cervello poiché stimola l'attività elettrica neuronale.

"Di solito riferita ad una più generale terapia occupazionale ricreativa, - spiega il professor Cerasa - il termine cooking therapy nasce in realtà per definire quei protocolli di riabilitazione realizzati all’interno di centri clinici per il recupero motorio, cognitivo o emotivo di un paziente affetto da deficit neurologi o psichiatrici. In questi centri specialistici la cucina viene usata come vera e proprio palestra per aiutare il paziente a superare alcuni specifici deficit".

I benefici

Trattandosi di un vero e proprio "protocollo operativo", che prevede una "riabilitazione cognitiva" mediante la "ritmicità dei movimenti tra le padelle", scrive il professor Cerasa nel suo saggio, la cooking therapy apporta notevoli benefici. Non solo sul piano emotivo – regolando l'umore, ad esempio – ma anche a livello motorio.

“La cooking therapy se utilizzata con procedure scientifiche pensate per riabilitare la specifica disfunzione del paziente può portare ad enormi benefici sia in termini motori, ma soprattutto cognitivi. - continua l'esperto - Nel libro Cooking therapy: Come trasformare la cucina in una palestra per la mente. Applicazioni per pazienti neurologici e psichiatrici (Franco Angeli Editore), vengono riportate tutte le mie ricerche svolte presso l’Istituto S’Anna di Crotone per dimostrare come cucinare non richiede solo abilità motorie di sincronizzazione, rispetto della tempistica, coordinazione visuo-motoria, ma soprattutto allena le capacità cognitive di programmazione dei pensieri”.

Dilettarsi con consapevolezza nella preparazione di ricette ha uno straordinario impatto a livello emotivo. Ecco perché la cooking therapy è consigliata anche ai senior: "Assolutamente consigliata. Cucinare aiuta chiunque a stare bene – dice l'esperto - La cooking therapy, invece, è pensata soprattutto per recuperare da un particolare deficit motorio, cognitivo ed emotivo".

I laboratori

La "cucinoterapia" è cosa ben diversa da una qualunque attività di intrattenimento legata all'ambito culinario. "Se siamo in ambito occupazionale ricreativo, - chiarisce il professor Cerasa - cucinare, soprattutto se fatto insieme, aiuta a migliorare le relazioni sociali, ci aiuta a regolare gli stati emotivi e ci ridona il piacere della vita".

La cooking therapy, invece, prevede che "queste azioni vengano traslate in un programma intenso di attività giornaliere che devono essere monitorare da uno psicologo il quale, oltre a cambiare il protocollo delle attività culinarie in base alle esigenze delle persone coinvolte, dovrà anche valutare con test comportamentali l'eventuale miglioramento oggettivo nella qualità della vita e nell'alleviamento dello stato dell'umore, cosi come nelle funzioni cognitive", precisa l'esperto.

Occhio, dunque, a non confondere i corsi di cucina dai laboratori di cooking therapy. "Bisogna distinguere questi due domini altrimenti si rischia di far confusione - conclude Cerasa -. Il primo può essere svolto in associazioni culturali, centri ricreativi. Il secondo invece (la cooking therapy) può essere svolto sono in centri di riabilitazione certificati e qualificati".

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