I punti chiave
Ci sono attrici che hanno dato il loro contributo nel cinema italiano e altre che lo hanno cambiato per sempre: Monica Vitti appartiene senza dubbio a quest'ultima categoria. Con la sua voce roca e lo sguardo inconfondibile, Vitti seppe portare sul grande e piccolo schermo donne estremamente diverse - umili e affascinanti, malinconiche e divertenti - riuscì a stregare con la sua bravura e il suo talento registi come Alberto Sordi, Ettore Scola, Vittorio De Sica e Mario Monicelli, che seppe riconoscere il suo lato ironico, assegnandole ruoli divertenti diventati iconici. Fu grazie a Michelangelo Antonioni, al quale fu legata anche sentimentalmente, che la sua carriera decollò, regalandole ruoli destinati a segnare la storia del cinema con "L'avventura" (1960) - Premio della Giuria a Cannes - "La notte" (1961), "L'eclisse" (1962) e "Deserto rosso" (1964) - Leone d'Oro alla Mostra di Venezia - prima di consacrarsi definitivamente anche nella commedia con pellicole di successo come "La ragazza con la pistola" (1968), "Dramma della gelosia" (1970) e "Polvere di stelle" (1973), che le valsero numerosi David di Donatello come migliore attrice.
L'amore per Roberto Russo
Per Monica Vitti quello con Roberto Russo fu l'amore della maturità. Dopo avere avuto altre due storie importanti (con il regista Michelangelo Antonioni e il fotografo Carlo Di Palma), l'attrice si innamorò follemente del macchinista Roberto Russo. Lui aveva da poco compiuto 25 anni (lei 41) quando, nel 1972, i loro sguardi si incrociarono sul set del film "Teresa la ladra", e l'amore li travolse. "Ero solo un ciakkista", raccontò Russo: "Ma persi completamente la testa. Da quando l'ho vista non ho capito più nulla". Sulle pagine del Corriere Russo parlò della loro intensa storia d'amore, durata quasi quarant'anni e conclusasi solo con la morte dell'attrice: "Io ero il ciakkista e lei la star. Lei era fidanzata. Non avevo mai visto una donna di quella intelligenza, di quella simpatia, di quella bellezza. Ma non ce la facevo a vederla e non poterle dire che la amavo. Così abbandonai le riprese. Dopo qualche giorno mi hanno richiamato per dirmi che volevano tornassi sul set. Ho capito in quel momento, il più bello della mia vita, che era stata Monica a volermi vicino a lei". Monica Vitti e Roberto Russo si sposarono in Campidoglio il 28 settembre 2000 dopo 17 anni di fidanzamento.
La malattia degenerativa
Per oltre vent'anni Monica Vitti ha combattuto contro una malattia degenerativa che le ha tolto la memoria e la parola, ma non la sua essenza. Alla fine degli anni '90 all'attrice fu diagnosticata la demenza a corpi di Lewy, una malattia neurodegenerativa che, a causa di un eccessivo accumulo di proteine nel cervello, provoca disturbi gravi dell'attenzione, della parola e delle facoltà motorie. "Monica era una grande attrice. Lei mascherava i vuoti che si andavano moltiplicando nella sua mente. Era bravissima. Faceva leva sul fatto che, in fondo, un po' smemorata era sempre stata. Sapeva tutti i copioni a memoria, ma magari non ricordava dove aveva lasciato le chiavi di casa. È sempre stata così", racconto il marito Roberto negli anni della malattia dell'attrice al Corriere. "Io mi ero accorto che qualcosa non andava come sempre. Che la memoria la stava abbandonando, lentamente ma, per me, visibilmente. Anche lei se ne accorse più avanti negli anni. Una volta mi disse: 'Roberto non mi ricordo questa cosa, è una cosa facile. Come mai? Cosa mi sta succedendo?'". La malattia la costrinse a ritirarsi dalle scene e dalla vita pubblica nel 2002, dopo una prima teatrale.
Da quel giorno a prendersi cura di lei, tra le mura domestiche, rimasero la segretaria Cristina, un'infermiera e il marito Roberto: "Venti anni con lei. Per non farla mai stare sola, per non farle mai mancare nulla".