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Pisapia, D'Amico, Bussolati e Mazzali. La sinistra autorevole che vota "Sì"

L'ex sindaco arancione e giurista, avvocati e costituzionalisti rinunciano alla fedeltà ai partiti per difendere una riforma giusta

Pisapia, D'Amico, Bussolati e Mazzali. La sinistra autorevole che vota "Sì"
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Dicevano (e pensavano) i vecchi democristiani di rito andreottiano che "i voti si pesano e non si contano". Una saggezza che torna alla mente di fronte allo sbandamento della sinistra di fronte al micidiale gancio di un peso massimo come l'ex sindaco e bandiera rosso-arancione Giuliano Pisapia, pronto a votare "Sì" al referendum per la riforma giro della giustizia.

Un'uscita prevedibile, vista la carriera da avvocato e l'albero genealogico che affonda le radici nella scienza del genitore Gian Domenico, grande giurista e tra i padri nobili del Codice di procedura penale. Un pedigree che ha reso ancor più letale per il campo largo (e piuttosto slabbrato) del "No", la sua dichiarazione di voto concessa al bravo cronista del Giornale da tempo appostato per raccogliere la sua confessione. E quindi sì è arricchisce quella già pesante schiera di personalità della sinistra che hanno coraggiosamente deciso di remare controcorrente e disobbedire ai rigidi ordini del Pd, tanto da provocare la reazione scomposta (e spesso volgare) dei frequentatori dei social, ma anche quella di illustri rappresentati della sinistra nelle istituzioni, pronti ad accusarlo di connivenza con il nemico meloniano, pronto a dare l'assalto alla Costituzione repubblicana.

Una reazione direttamente proporzionale, come si diceva, al peso specifico dei protagonisti di quello che viene considerato e soprattutto vissuto come un tradimento, ancor più imperdonabile visto lo spessore politico, la competenza in materia e soprattutto le cristalline reputazioni dei transfughi che, colmo della beffa, a sostegno della riforma Nordio hanno anche costituito il comitato "Progressisti per il Sì". Un movimento che concluderà la campagna elettorale al Teatro Parenti, lo stesso concesso da un'altra icona progressista come Andrée Ruth Shammah a Giorgia Meloni. Appuntamento venerdì quando a Milano arriverà anche Elly Schlein e per lei sarà apparecchiata piazza Sant'Agostino, nonostante la presenza del sindaco Beppe Sala non certo una location da adunata oceanica.

Ma, intanto, sul palco del Parenti a spiegare le ragioni del "Sì" salirà una rispettata giurista e costituzionalista come Marilisa D'Amico, professoressa di Diritto costituzionale all'Università Statale, già prorettrice per la Legalità, la Trasparenza e la Parità di diritti e consigliera del Pd con Pisapia. "La Costituzione? Certo che la difendo - aveva detto al Giornale - E disapprovo profondamente che a sventolare la sua bandiera sia proprio chi non vuole cambiarla". Altrettanto stimata e stimabile la professionalità e la carriera politica dell'avvocato Mirko Mazzali, già consigliere in Comune con Sel e storico difensore del mondo dell'ultrasinistra. "Leggo insulti, diffamazioni e altro, è vecchio, non è in sé, a Giuliano Pisapia perché ha osato dire che voterà Si al Referendum. Ovviamente da sinistra - ha scritto con la consueta arguzia su Facebook - Questo conferma che Meloni vincerà per i prossimi 100 anni". E riposta il penalista Vinicio Nardo, già presidente dell'Ordine degli avvocati, che ricorda come "Nei confronti referendari il Si è svantaggiato avendo il compito di illustrare le norme (noia assoluta) laddove il No prospetta scenari angoscianti, penetrando agevolmente negli animi spalancati dei votanti che non sanno cosa c'è da votare".

Niente da dire. Una bella squadra per il "Sì", a cui vanno aggiunti il consigliere regionale del Pd ed ex segretario Pietro Bussolati, la renziana Lisa Noja, il segretario di Azione Francesco Ascioti.

Giannino della Frattina

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