Leggi il settimanale

I flotilleros di lusso, la sinistra pro islam, i bagordi del No: ecco il podio dei peggiori

I flotilleros-influencer in gita a Cuba alloggiano in un hotel a 5 stelle. La sinistra in moschea a elemosinare voti. I festeggiamenti del No trasformano il referendum in una baracconata. Ecco i peggiori della settimana

I flotilleros di lusso, la sinistra pro islam, i bagordi del No: ecco il podio dei peggiori
00:00 00:00

Al terzo posto del podio dei peggiori questa settimana abbiamo i flotilleros-influencer in gita a Cuba. Dopo essersi ripresi dalle fatiche della crociera nel Mediterraneo che li ha portati, con alterne vicende, alla volta di Gaza, ecco i nostri eroi partire per l’Avana per rompere l'embargo di Trump. Partiti alla volta dell’isola avamposto del comunismo, circa 650 delegati della sinistra internazionale hanno trovato un comodo alloggio al Gran Hotel Bristol Habana Vieja Meliá. Mica una bettola. Si tratta di un hotel a cinque stelle dove una camera costa tra i 130 e i 520 dollari a notte. Una cifra esorbitante che la maggior parte dei cubani non potrebbe permettersi nemmeno dopo un anno di duro lavoro. Un albergo con tutti i comfort, pure la corrente elettrica. Un lusso tutt’altro che scontato visto nel frattempo l’intera città, ospedali inclusi, veniva colpita da un blackout. Una vera e propria farsa a cui si aggiungono tour in autobus (ovviamente climatizzati), concerti stile Coachella e dirette social a caccia di like. Altro che missione umanitaria, insomma. Come ha fatto notare più di un esule, è "un oltraggio, una gigantesca presa in giro" di tutti i cubani. “La sinistra visita l’Avana come se fosse una festa allo zoo".

Al secondo posto la sinistra che va per moschee e centri culturali islamici a elemosinare voti. L'ultimo caso è quello del sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni, che in vista delle prossime comunali è andato a far visita alla comunità musulmana per ricordarle quanto fatto per loro. Secondo un'analisi del Giornale, in palio ci sono almeno un milione di voti. E la sinistra è già al lavoro per portare ogni elettore musulmano a votare per sé. In parte ci sono già riusciti al referendum sulla riforma della giustizia. Con la chiamata alle armi di Roberto Hamza Piccardo e il post, a urne aperte, del predicatore di Torino Brahim Baya. In passato il laboratorio, che mette insieme il partito di Allah e la sinistra, aveva mosso i primi passi, alle amministrative, in alcuni piccoli comuni ma adesso il vero banco di prova saranno le prossime politiche che dovrebbero tenersi l'anno prossimo. E certi esponenti del campo largo sono disposti a tutto per questi voti. Anche a svendere il nostro Paese.

Al primo posto ci sono i circensi del No che hanno trasformato il referendum in una baracconata senza precedenti. Bottiglie di spumante, cori da stadio contro la Meloni, "Bella ciao" cantata a squarciagola per esorcizzare il pericolo di vivere in un Paese con una giustizia... giusta. Le toghe, quelle del "va preservata l’indipendenza della magistratura", hanno festeggiato intonando "Chi non salta Meloni è". Alla faccia dell’imparzialità e della terzietà! Non sono belle scene da vedere. Come non lo sono stati i festeggiamenti alla Statale di Milano con spritz e gin tonic. E, se questo può essere anche derubricato a folklore - il folklore di quella grossa fetta di magistrati che mai hanno fatto mistero di essere schierati a sinistra -, certi toni da resa dei conti invece non possono essere affatto presi sotto gamba. "È venuto il momento di togliersi i sassolini dalle scarpe", minacciano alcuni. Nel mirino ci sono tutti i loro colleghi magistrati e pure gli avvocati che hanno sostenuto il Sì. All'orizzonte si profilano purghe staliniane. Difficile sapere cosa rischiano ma temiamo che lo scopriremo molto presto. Resta intanto l'amaro in bocca.

E non solo per aver perso l'occasione di riformare finalmente la giustizia. Quanto piuttosto per aver avuto l’ennesima prova che questo Paese è irriformabile. La Carta non si può toccare. A meno che non sia la sinistra a farlo, ovviamente.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica