E alla fine hanno distrutto anche il 25 aprile. "A mia memoria non è mai accaduto, non mi pare che ci siano mai stati due comizi" riflette amaro Roberto Cenati, che di memoria se ne intende, avendo per 13 anni guidato l'Anpi più importante, quella di Milano.
A furia di tirarlo dalla propria parte, gli estremisti hanno spaccato anche il giorno più sacro della sinistra, quello che celebra la resistenza. Di resistenze, a quanto pare, se ne contano almeno due: una ha ancora qualcosa a che fare con la storia d'Italia - per quanto egemonizzata da una parte della sinistra - l'altra resistenza è quella palestinese - altro che pace.
Dopo il Giorno della memoria e le altre ricorrenze repubblicane, il fanatismo pro Pal devasta pure la Liberazione, con la pretesa di impossessarsene. Tensioni e rancori covavano da anni, e alla fine la maionese è "impazzita" del tutto. Una sconfitta cocente per l'attuale dirigenza dell'Anpi.
Quest'anno, alla manifestazione nazionale di Milano, gli eventi conclusivi saranno due, officiati a distanza di poche centinaia di metri l'uno dall'altro: in Duomo si terrà la cerimonia con le associazioni partigiane e il sindaco, Beppe Sala, mentre piazza san Fedele - proprio sotto il Comune - ospiterà quella del Coordinamento per la pace e degli antagonisti coi palestinesi.
A dividerle, manco a dirlo, l'ossessione anti-israeliana dei militanti della sinistra oltranzista, riuniti sotto la sigla di "coordinamento della pace". Questi sedicenti "pacifisti" non tollerano il semplice fatto che la Brigata ebraica non venga cacciata in malo modo dalla manifestazione, un esito che centri sociali ed estremisti hanno sempre cercato in questi anni, con le loro aggressioni (verbali e non solo). Un esito che non sono mai riusciti a ottenere, finora, solo grazie alle forze dell'ordine e ai "City angels" che proteggono con determinazione la partecipazione al corteo dello spezzone che ricorda il contributo eroico che la formazione ebraica e sionista (inquadrata nell'esercito britannico) dette alla Liberazione del Paese.
La Comunità ebraica ha annunciato a malincuore la rinuncia a scendere in piazza - è sabato - ma la Brigata no, non rinuncerà a esserci. "Con noi - sfida Davide Romano, direttore del Museo della Brigata - il 25 aprile ci saranno ucraini, iraniani, ebrei, georgiani, russi liberi e altri, uniti nella fratellanza tra i popoli e per la democrazia. In piazza San Fedele ci saranno gli adoratori delle élite dittatoriali che opprimono i popoli, negando loro libertà di pensiero e di voto. Ora come allora, noi stiamo dalla parte della libertà e della democrazia contro le dittature guerrafondaie".
Ma oltre agli ebrei, anzi ai "sionisti" - come dicono - nel mirino degli antagonisti c'è un pezzo di sinistra, non abbastanza barricadera. "La divisione è preoccupante perché indebolisce il ricordo del 25 aprile che deve essere legato al sacrificio di chi ci ha donato la democrazia, e non piegato ad altre finalità" commenta - interpellato dal Giornale - Pietro Bussolati, consigliere regionale Pd e inventore (anni fa) della "scorta politica" dem alla Brigata ebraica.
Un aspro assaggio di questa clamorosa spaccatura si è visto lunedì, quando un sit-in capeggiato da Giorgio Cremaschi, storico leader Fiom, e da alcuni agitatissimi "studenti", si è riunito in piazza Duomo per protestare contro il gemellaggio Milano-Tel Aviv, e contro il sindaco Beppe Sala che in un sussulto di ragionevolezza ha deciso di non romperlo, salvando l'amicizia con la città più progressista, e pacifista (per davvero) di Israele. Quella giornata poi è finita con l'occupazione dell'aula consiliare da parte dei Verdi pro Pal.
"Il comizio in San Fedele - spiega Cenati - è animato da propositi bellicosi nei confronti del sindaco, per la sua decisione saggia: rompere con Tel Aviv sarebbe puro autolesionismo, visto che è una città progressista e aperta al dialogo". Quello che è esploso è proprio un uso strumentale del 25 aprile. "Il coordinamento vuole a tutti i costi far parlare dal palco un esponente palestinese - osserva l'ex presidente - ma mi pare che nella Seconda guerra mondiale fossero dall'altra parte.
Io ricordo il grande contributo dei partigiani ebrei come Curiel, Artom, e dei Costituenti ebrei, Terracini e Valiani. E ricordo gli Alleati. Il mio auspicio - conclude - è che si torni allo spirito del 25 aprile incentrato sulla Liberazione. Tutto il resto non c'entra".