Nella guerra delle parole intorno al conflitto a Gaza ce n'è una che, più di tutte, ha condizionato il dibattito. Il "genocidio" è stato agitato nelle piazze come un vessillo, ma ha avuto anche la funzione di grimaldello da usare contro chi, comprese personalità come Liliana Segre, ha scelto di non accusare esplicitamente Israele del crimine più indicibile. Un effetto domino, partito da Francesca Albanese, che ha tacciato apertamente lo Stato Ebraico di "genocidio" nei suoi rapporti redatti per l'Onu. E l'onda montante ha coinvolto i rappresentanti dei principali partiti di opposizione. Con Avs e il M5S in prima linea e parte del Pd a seguire. Di nuovo Albanese, dal palco del 1 maggio di Taranto, tra le altre cose, ha usato il termine incriminato, su cui ora la Corte Penale Internazionale chiede cautela. In Occidente "sanzionano quelli che il genocidio lo denunciano, mentre chi lo ordina, chi lo commette viene ricevuto dalle istituzioni o protetto dalle forze dell'ordine in luoghi di villeggiatura", il refrain della Relatrice Speciale dell'Onu. L'assunto del "genocidio" a Gaza è stato ripetuto anche dalla politica. A partire dalle frange più estreme della protesta pro-Pal - centri sociali, sindacati di base, partiti di sinistra radicale extraparlamentare - fino a chi siede in Parlamento.
La deputata dem Laura Boldrini, il 22 aprile, in una conferenza stampa alla Camera con alcuni rappresentanti della Global Sumud Flotilla, ha accusato di complicità nel "genocidio" i governi contrari alla sospensione dell'accordo di associazione tra Israele e Unione Europea. L'invito dell'ex presidente della Camera è di "sospendere l'accordo di associazione Israele-Unione Europea che è basato sul rispetto dei diritti umani e qui non c'è un solo diritto che il governo israeliano non abbia stracciato". Poi, la conclusione: "Il fatto che un milione e duecentomila firme dei cittadini e cittadine europee siano state ignorate è un'altra prova della complicità che chi non vuole sospendere quest'accordo ha nel genocidio". La teoria del "genocidio" è stata ripetuta, a più riprese, anche da Avs. Con i leader Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni a ribadire il mantra. "Assistiamo da anni a crimini continui contro il diritto internazionale, al genocidio a Gaza, all'annessione quotidiana e all'apartheid nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania", ha detto Fratoianni negli scorsi giorni, parlando del blocco della Flotilla da parte di Israele. La denuncia, puntuta come una pietra, in questi anni ha risuonato nelle Aule parlamentari e nelle piazze di tutta Italia. E se Elly Schlein è stata maggiormente cauta, parlando più spesso di "crimini di guerra", il leader del M5s Giuseppe Conte ha più volte rivendicato la definizione.
A ottobre dell'anno scorso è stata la premier Giorgia Meloni, durante una puntata di Porta a Porta, a rivelare di essere stata "denunciata alla Corte penale internazionale per concorso in genocidio".
Insieme a lei, in un esposto presentato da diverse associazioni, ha spiegato Meloni, anche i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto e l'allora Ad di Leonardo Roberto Cingolani. Il cgiellino Maurizio Landini giù duro: "Governo complice indiretto di genocidio". E ora i dubbi della stessa Cpi.