La parola magica, quella che tutti si aspettavano in caso di vittoria del No, la pronuncia Giuseppe Conte nel pomeriggio, quando è già chiaro da che parte pende la bilancia del referendum. "Questo è un avviso di sfratto a questo governo, un segnale politico", esulta in conferenza stampa. E, seppur con gradazioni diverse, gli vanno dietro tutte le opposizioni. Dalla sinistra più radicale fino a Matteo Renzi, che però non va in piazza a esultare con gli altri. Mentre, sullo sfondo, il campo largo scalda i motori in vista delle primarie. "Ci apriamo anche alla prospettiva delle primarie, che però significano non primarie di qualche organizzazione, qualche apparato partitico, ma veramente aperte, come occasione per i cittadini, dopo aver contribuito e collaborato alla definizione del programma", infrange il tabù l'ex premier, che lancia così la sfida a Elly Schlein. "Discuteremo di tutto: modalità, tempi. Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Discuteremo di tutto insieme alle altre forze progressiste", raccoglie il guanto. Intanto è una corsa a caricare di significato politico il voto referendario. "Arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, che ora devono riflettere, devono ascoltare il Paese e le vere priorità. È anche un messaggio per noi. Il Paese chiede un'alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C'è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l'alternativa", rivendica la segretaria del Pd. Conte accelera, puntando ancora di più di Schlein sulle dimissioni del governo. "L'avviso di sfratto", appunto. "Si apre una nuova stagione, una nuova primavera politica, dove i cittadini vogliono essere protagonisti", si intesta la vittoria Conte. Che, però, si porta avanti, avvisando il Pd. "Non è che in questa sede adesso ci mettiamo e pensiamo che la questione possa essere risolta a livello di segreterie di partiti", avverte il Nazareno. Poi, pregustando già l'abbrivio della campagna elettorale, annuncia: "In queste settimane partiranno cento spazi aperti per la democrazia in tutta Italia per un grande progetto: scrivere insieme il nuovo programma di governo per l'alternativa". E, in Piazza Barberini con Schlein, Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, anche Maurizio Landini scalda la base: "Questo governo non rappresenta la maggioranza di questo Paese". Poi l'istantanea della serata, con in sottofondo i cori che incitano alle dimissioni di Meloni. Salgono sul palco di Piazza Barberini i quattro leader del campo largo, a favore di flash e telecamere. E se Schlein accusa il centrodestra di "arroganza", Conte incalza, in una gara a sinistra che è iniziata a partire da ieri: "È un voto politico, perché è nato come un referendum politico, non era stato investito un euro sulla giustizia. Sì è completato come voto ad alta connotazione politica". Il tratto politico del voto e il refrain sull'avviso di sfratto coinvolgono tutte le opposizioni. "Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Noi dieci anni fa lo abbiamo fatto, Giorgia Meloni avrà lo stesso coraggio? Io mi sono dimesso da premier, da segretario, da tutto. Vedremo che farà Meloni dopo una sconfitta clamorosa", scrive Renzi, che pure sul referendum aveva dato libertà di voto ai suoi. "Fallimento clamoroso di Meloni e del suo governo. Con un'affluenza così significativa, c'è solo una cosa da fare ora: dimissioni!", rilancia Ilaria Salis, dallo spettro opposto del campo largo extralarge che vuole le dimissioni.
E si accoda Calenda: "È chiaro che dietro ai numeri di questa partecipazione c'è anche un giudizio sulla qualità del governo". Tra Barberini e Piazza del Popolo, dove si sposta il corteo del No, la sinistra grida "unità", ma Schlein e Conte già si sfidano per le primarie.