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Andrea: "È tutto assurdo". I Poggi non cambiano idea

Il nuovo indagato mercoledì dai pm (ma può non rispondere alle domande)

Andrea: "È tutto assurdo". I Poggi non cambiano idea
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C'è un condannato che vede avvicinarsi sempre di più la riabilitazione. C'è un nuovo indagato che vede sempre più prossima una imputazione da ergastolo. E poi ci sono quelli cui è dedicata tutta questa interminabile fatica giudiziaria, i genitori di Chiara Poggi, col loro diritto a veder resa giustizia a una figlia ammazzata nella primavera dei suoi anni: e che ancora una volta non accettano una verità che li costringerebbe a elaborare di nuovo il loro lutto. Si tirano le fila della nuova indagine sul delitto di Garlasco, con l'invito a comparire per Andrea Sempio, convocato in Procura a Pavia per il 6 maggio, ed è una conclusione che investe in pieno i tre protagonisti della vicenda.

L'accelerazione dell'inchiesta del procuratore Fabio Napoleone e del suo vice Stefano Civardi era nell'aria, dopo la decisione dei magistrati pavesi di avviare l'iter per la revisione della condanna di Alberto Stasi, da dieci anni in carcere per il delitto. Dalla settimana scorsa Sempio e i suoi legali erano pronti all'atto d'accusa finale. Non erano pronti, forse, alla durezza del capo di imputazione: l'aggravante della crudeltà, l'indicazione esplicita del movente "abietto" nel rifiuto di Chiara del suo "approccio sessuale". Sempio e i suoi legali sanno che quell'aggravante lo porterebbe dritto all'ergastolo, anche senza la premeditazione. Ed è su questo che si concentrano: "Quello che ci ha lasciato basiti - dice l'avvocato Angela Taccia - è che non si capisce come mai dopo 19 anni, mentre le ferite rimangano quelle, viene aggiunta quell'aggravante. Tecnicamente non lo capiamo". Quanto al movente sessuale, all'ossessione per Chiara ipotizzata dal capo d'accusa, Sempio - racconta ancora la Taccia - lo definisce "assurdo, io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso sociale, non si capisce da dove deducano un movente sessuale, non la frequentavo, non la vedevo spesso, quando andavo a casa Poggi lei era a lavorare". "Fantasmagorico" defiisce il momente l'altro legale di Sempio, Liborio Cataliotti.

Sempio e i suoi avvocati sanno che c'è altro materiale che deve per forza star dietro alla durezza dell'atto d'accusa: e che la Procura potrebbe sfoderare nell'interrogatorio del 6 maggio. Mercoledì prossimo Sempio si presenterà senza dubbio davanti ai pm a differenza di quanto avvenne mesi fa, "perché è un obbligo di legge", dice Cataliotti. Che poi accetti di rispondere non è certo, "gli abbiamo anche detto che saremo noi a imporgli letteralmente la scelta processuale, cioè la scelta sarà quella di rispondere o non rispondere. È legittimo sia l'uno che l'altro atteggiamento, sarà figlio di una strategia processuale". Ma intanto la Procura avrà dovuto calare le sue carte.

Sul fronte opposto, gli avvocati di Stasi - Giada Bocellari e Antonio De Rensis - dicono di essere "contenti di vedere che, per la prima volta dall'omicidio di Chiara, non compare il nome di Alberto Stasi come autore di questo efferato omicidio", spiegando di essere pronti, appena gli atti verranno depositati anche a loro, a avviare la procedura per la richiesta di revisone della condanna, che potrebbe affiancarsi alla richiesta della Procura generale di Milano.

Ma che fin d'ora sembra destinata a scontrarsi con l'opposizione della famiglia di Chiara Poggi, di cui gli ultimi sviluppi non hanno scalfito le certezze: almeno stando allo scetticismo del suo consulente Dario Redaelli sulla nuova ricostruzione del

delitto. "La dinamica degli eventi indicata nel capo d'imputazione - dice Redaelli - presenta elementi che a mio giudizio non trovano riscontri oggettivi sulla scena del crimine così come documentata durante i sopralluoghi".

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