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Dalla Uno Bianca fino a Rogoredo. Lo Stato ha anticorpi per fare giustizia

Viminale e questore in sintonia: "Niente sconti a nessuno". La lunga serie di casi

Dalla Uno Bianca fino a Rogoredo. Lo Stato ha anticorpi per fare giustizia
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"Niente scudi immunitari per nessuno". Parole di Matteo Piantedosi all'indomani dell'uccisione del pusher Abderrahim Mansouri, freddato nel boschetto della droga di Rogoredo, il 26 gennaio scorso, dal poliziotto Carmelo Cinturrino. Anche quando sembrava ancora che Mansouri fosse sbucato fuori durante una retata impugnando una pistola, che solo dopo era risultata a salve, il titolare del Viminale assicurava che si sarebbe fatta luce senza "scudare" l'agente solo perché era in divisa. Parole che Piantedosi ha rispolverato ieri, dopo che Cinturrino è stato fermato con l'accusa di omicidio volontario, e dopo che la sua versione sembra essere stata smontata pezzo per pezzo. E a smontarla, sono stati altri agenti, colleghi dell'uomo finito ieri in manette. "Siamo in grado di contrastare le mele marce, non faremo sconti a nessuno", ha fatto eco al ministro il questore di Milano, Bruno Megale, dopo l'arresto del collega. E a dimostrare che la polizia "ha valori e principi tali da poter affrontare anche casi dolorosi come questo", per citare ancora Piantedosi, non c'è solo la storiaccia di Rogoredo. Ma una lunga teoria di episodi che hanno visto poliziotti arrestare poliziotti, e la polizia fare pulizia al proprio interno.

Facendo un salto indietro nel tempo di oltre trent'anni, torna a galla la terribile storia della banda della Uno bianca, un commando di agenti infedeli che nell'arco di sette anni, tra 1987 e 1994, si macchiò di un centinaio di rapine e sparatorie, ammazzando 24 persone e ferendone oltre cento. Sei poliziotti, guidati dall'ispettore Roberto Savi, seminarono il terrore tra Emilia Romagna e Marche, finché un'intuizione investigativa maturata all'interno della Polizia, anche grazie alla segnalazione dei poliziotti riminesi Luciano Baglioni e Pietro Costanza, portò all'arresto nel novembre 1994 dell'ispettore Roberto Savi da parte della Squadra Mobile di Bologna e, a cascata, degli altri membri della banda, facendo cadere tutte le mele marce prima ancora che al processo arrivassero gli ergastoli.

Altro esempio? Nel 2008, a Genova, la stessa questura del capoluogo con una serie di segnalazioni disciplinari fa scattare un'inchiesta su un giro di cocaina tra agenti di polizia. Non c'è una associazione, i tanti poliziotti pizzicati ne fanno un uso personale, anche in servizio: ognuno degli agenti identificati finisce sotto processo o sotto procedimento disciplinare.

Altro caso di "guardia interna" nel 2016 a Verona, quando emerge che 15 poliziotti, quasi tutti del reparto Volanti, si sarebbero abbandonati più volte a violenze sulle persone fermate in strada anche per semplici controlli, coprendosi poi a vicenda. La procura non fa di tutta un'erba un fascio, e incarica delle indagini la squadra mobile della stessa questura. Scattano gli arresti per cinque agenti, un'altra decina finiscono indagati. Ed è di pochi giorni fa la notizia del rinvio a giudizio di 12 di loro: lesioni, falso, peculato, e per quattro persino l'accusa di tortura.

L'ultimo esempio è più fresco di Rogoredo. Pochi giorni fa, a Roma, un'operazione della Dda ha infatti portato all'arresto di sette persone, tre delle quali poliziotti: il 42enne Dario Scascitelli, il 39enne Matteo Vita e il 52enne Danilo Barberi. Tutti in servizio al commissariato Salario-Parioli. Tutti accusati di accesso abusivo alla banca dati Sdi, rivelazione di segreti e, soprattutto, sottrazione di stupefacenti sequestrati dalla polizia. Droga che sarebbe poi stata rivenduta a gruppi criminali legati al boss Guerino Primavera. A eseguire i fermi, personale della Dia, con il diretto supporto della Questura di Roma.

Niente scudi, insomma.

Che poi, è la morale che il capo della polizia, Vittorio Pisani, trae dalla vicenda Rogoredo: "Penso che l'immagine sana del nostro modo di operare sia l'aver dimostrato come la Polizia di Stato ha operato l'arresto di un ex appartenente alla Polizia di Stato".

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