Leggi il settimanale

Carta "sacra". Solo la sinistra la può toccare

E se la Carta non può cambiare, nemmeno il Paese può farlo. È un immobilismo che va ben oltre la riforma della giustizia e il dibattito sulla separazione delle carriere

Carta "sacra". Solo la sinistra la può toccare
00:00 00:00

Vi ricorderanno che nel 2001 gli italiani hanno detto sì alla riforma del Titolo V voluta dal governo Amato. E pure che nel 2020 hanno approvato la sforbiciata dei parlamentari, cavallo di battaglia del grillismo reso possibile dal sodalizio giallorosso del Conte bis. Ma la verità è un'altra. E cioè che, quando si tratta di mettere seriamente le mani sulla Carta, gli italiani finiscono inevitabilmente per dire no. E questo perché, se non è la sinistra a riscrivere le regole del gioco, allora la Costituzione diventa un Moloch intoccabile. È successo nel 2006 quando venne bocciata la "Devolution" voluta dal secondo governo Berlusconi. È (ri)successo nel 2016 a Matteo Renzi quando, dopo aver rottamato i vecchi arnesi del suo partito, aveva tentato un all in che lo aveva mandato politicamente a gambe all'aria. Ed è (ri)successo ieri con la mancata riforma della giustizia. Otto punti di distacco, circa. Partita chiusa. I flussi ci diranno dove e come, i sondaggisti proveranno a spiegarci anche il perché e gli analisti tenteranno di delineare scenari futuri, orizzonti politici ma soprattutto previsioni verso il vero appuntamento elettorale, le politiche del 2027. Pochi, però, guarderanno al dato più drammatico, e cioè che, senza l'imprimatur della sinistra, la Carta non può essere cambiata. E se la Carta non può cambiare, nemmeno il Paese può farlo. È un immobilismo che va ben oltre la riforma della giustizia e il dibattito sulla separazione delle carriere. Un immobilismo che cova nella paura fomentata dall'incessante campagna di delegittimazione nei confronti del centrodestra.

Un immobilismo che si radica nella narrazione per cui toccare la Costituzione (o, perlomeno, quando a farlo non è la sinistra) è una bestemmia urlata in faccia ai padri costituenti, la minaccia del ritorno al fascismo, il precipizio verso la dittatura. E così continua a ripetersi il no. È la democrazia, per carità, ma vestita di spoglie del passato che imbrigliano il futuro di questo vecchio Paese irriformabile.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica