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La Cassazione lascia libero l'imam pericoloso

Per il Viminale Shahin è una minaccia, ma la Corte respinge il ricorso dell'avvocatura dello Stato

La Cassazione lascia libero l'imam pericoloso
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Cosa serve per definire un cittadino pericoloso perla sicurezza nazionale? Difficile dirlo dopo che La Cassazione ha respinto un ricorso dell'avvocatura dello Stato contro la decisione con la quale la Corte di Appello di Torino aveva annullato il trattenimento nel Cpr di Caltanissetta dell'imam di Torino Mohamed Shahin. Era stato il Viminale a chiederne l'espulsione dopo una serie di elementi raccolti dalle nostre forze di polizia e dopo che il predicatore disse pubblicamente di non ritenere il 7 ottobre come un atto di violenza. Non c'era solo quello, ovviamente, come elemento a suo carico, ma anche l'incontro con Musa Cerantonio, uno dei tre jihadisti più pericolosi al mondo e la sua appartenenza alla Fratellanza Musulmana.

Si tratta di un movimento politico-religioso fondato nel 1928 in Egitto da Hassan al-Banna: è un'organizzazione ideologica che mira all'islamizzazione della società e della politica, attraverso l'applicazione della sharia come base dell'ordinamento statale.

Un movimento che, paradossalmente, non è stato ancora messo al bando dall'Unione Europea (nonostante abbiano cominciato a ventilare l'ipotesi), bensì dai Paesi Arabi come Egitto e Emirati Arabi.

Ma Il Giornale è stato in grado di collegare il suo nome anche all'inchiesta della Procura di Genova sulla cupola di Hamas in Italia, che ha portato all'arresto del presunto capo, Mohammad Hannoun, e di alcuni suoi sodali. È proprio nelle intercettazioni di quell'indagine che compare il nome di Shahin: il 14 ottobre del 2024 quando l'imam discuteva con Yaser Elsalay, considerato dall'accusa membro del comparto estero di Hamas e responsabile (con Raed Dawoud) della filiale milanese della Abspp (l'associazione tramite cui sarebbero stati destinati oltre 7 milioni di euro all'organizzazione terroristica solo negli ultimi due anni).

Sia Yaser che Dawoud oggi sono in carcere in regime di massima sicurezza, in quanto strettissimi collaboratori di Hannoun.

Perché, quindi, se Shahin è un semplice imam, e non un soggetto pericoloso, intrattiene rapporti confidenziali con dei presunti terroristi che hanno, per certo, visto e frequentato i leader di Hamas a Gaza?

È stato Shahin a chiamare Yaser: in quell'occasione i due si salutano e Shahin dice a Yaser che il fratello Elshobky (anche lui si muove nel torinese), sarebbe salito a Milano per andare al consolato e che dopo sarebbe passato lui. A quel punto Shahin gli dice di dargli quella "Amana" (ovvero i soldi) e che poi appena andrà anche lui (Shahin) prenderà la seconda "Amana". Yaser gli dice che va bene e gli chiede quanto vuole prendere.

Non sarebbe forse il caso di impedire che sedicenti imam che frequentano fan di Hamas girino indisturbati per le città italiane? I giudici dovrebbero spiegare in modo definitivo quali sono questi fantomatici criteri per cui lo Shahin di turno non possa

tornare nel suo paese di provenienza. In modo da non generare equivoci. Forse lo hanno fatto perché lì, in Egitto, i fratelli musulmani sono considerati terroristi? Non è certo un valido motivo per coccolarli qui in Italia.

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