C'è chi ha più di una scheda e chi non l'ha ancora ricevuta. Il rischio brogli sul referendum del 22 e 23 marzo si fa sempre più concreto, a 24 ore dalla partenza dei primi plichi per l'Italia. "In Florida molte persone non stanno ricevendo la scheda, il loro nome non risulta all'Aire ma it's impossible perché hanno votato in passato e non si sono mai cancellate", ci dice Giuseppe Garufi, scrittore italiano impegnato nel Comitato del Sì organizzato dall'Italia tramite l'avvocato Romolo Reboa, che da anni denuncia il rischio manipolazione del voto all'Estero. Segnalazioni simili sono arrivate dalla Repubblica Dominicana attraverso Ciro Maggio e dalla Thailandia con Salvatore La Barbera, responsabili dei Comitati del Sì. Coincidenze?
Basterebbe poter votare in consolato o nelle ambasciate, come inutilmente ha chiesto il parlamentare Fdi Andrea Di Giuseppe con un Odg che si è arenato in aula. Il combinato disposto tra la contrarietà di Pd e M5s - che fuori dal Belpaese raccolgono più consensi che in Patria - e le mire di Patronati Inca Cgil contrari alla riforma regala uno spaccato inquietante. "Vedrete quante migliaia di No arriveranno dall'Estero", ci dice un ex parlamentare che in passato ha seguito lo spoglio delle schede provenienti dai cinque continenti. "Eppure la polizia giudiziaria della Procura di Roma dopo la denuncia di Di Giuseppe nel 2023 aveva accertato tutta una serie di irregolarità, dalla spedizione dei plichi ai consolati alle schede rubate anche ai morti e compilate da una persona". Tutto archiviato, ricorda Reboa.
Non c'è solo lo spauracchio Sudamerica, che già in passato si è distinto per brogli ed elezioni contestate, anche dalla vicina Europa potrebbero arrivare una valanga di "No" falsi. "Il meccanismo per chiedere il duplicato è così semplice che chiunque può votare due volte", ci spiega un nostro connazionale che vive in Inghilterra, allarmato dalle manovre di Comites, Cgie, Acli e patronati inglesi. L'altro giorno il segretario Pd nel Regno Unito Lorenzo Ammirati in un post su Facebook aveva accusato il governo di Giorgia Meloni di non aver mandato i plichi.
Via social il Console generale Domenico Bellantone lo ha smascherato: aveva sbagliato a scrivere il suo indirizzo all'Aire, persino nella richiesta del duplicato. Piccato per la figuraccia, Ammirati ha bloccato il profilo Facebook del consolato ma è stato comunque inchiodato dai commenti che ne chiedono (invano, fino a ieri) le dimissioni immediate per la sua scorrettezza.