Hanno tolto, una a una, le carte del castello di accuse che da dieci anni tengono in una cella di Bollate Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco. E quando ne hanno tolto un'altra, l'intero castello è venuto giù. Le mille storie di pedali scambiati, di scarpe a pallini, di video "raccapriccianti", di biciclette sparite, tutto il complesso di elementi che avevano portato la Procura generale di Milano a chiedere e a ottenere - ribaltando due sentenze di assoluzione - la condanna di Stasi sono state rilette con precisione quasi maniacale dalla nuova indagine della Procura di Pavia. La decisione, ufficializzata ieri, di aprire la strada a un nuovo processo all'ex fidanzato di Chiara Poggi è il punto di approdo di un lavoro che ha avuto come mission non lasciare nulla di inesplorato, riscattando gli errori del passato, colmando le inverosimili lacune delle prime indagini. Stando attenti a non ricadere nelle stesse trappole di diciotto anni fa, quando le ipotesi venivano trasformate in certezza.
Non è un caso che la svolta arrivi proprio ora: di recente sono state consegnate le ultime consulenze informatiche, che hanno voluto verificare se nei computer di Chiara o di Alberto ci fosse la spiegazione del movente del delitto. Le consulenze hanno escluso che la sera prima di morire Chiara avesse scoperto sul pc del fidanzato le immagini "raccapriccianti" di cui parla la sentenza di condanna (e che, spiega chi le ha viste, tanto raccapriccianti poi non sono). Ma la sparizione del presunto movente è stato solo il punto di approdo della rilettura di tutti gli elementi contro Alberto. I carabinieri del Nucleo operativo di Milano hanno battuto le Marche, cercando se davvero le impronte a pallini lasciate dall'assassino nel sangue di Chiara portassero alle scarpe di Stasi: la conferma non è arrivata. Ed è stato riletto in profondità l'argomento che fu decisivo per condannare Stasi: l'assenza di sangue sulle sue scarpe e sul tappetino della sua auto, incompatibile secondo le sentenze di condanne con il racconto di Alberto sulla scoperta del corpo di Chiara. La conclusione della nuova indagine è che invece tutto andò come Stasi ha sempre sostenuto.
La consulenza della anatomo-patologa Cattaneo, che sposta dopo le 9,35 la morte di Chiara rende inattaccabile l'alibi di Stasi. Questo il punto fermo, nella nuova indagine di Pavia. Che però si appoggia ora su un altro pilastro decisivo: Stasi è innocente anche perché secondo la Procura il vero colpevole è un altro, Andrea Sempio, e si può assolutamente escludere (ipotesi tenuta aperta solo formalmente, agli inizi) che Sempio e Stasi siano stati complici.
Ma è improbabile che gli elementi a carico di Sempio vengano sottoposti all'attenzione della Procura generale di Milano nella informativa in fase di stesura: perché la pg milanese Francesca Nanni e la sua vice Lucilla Tontodonati devono, secondo il procuratore Napoleone, occuparsi di una cosa sola: togliere Stasi dalla scena del crimine. A riempire quella scena con il vero assassino, provvederà poi la Procura di Pavia.RiCa-LF