Il day after è lontano dagli intrighi romani e dagli affari milanesi. Daniela Santanché passeggia fra i pini della Versiliana, sotto le cime delle Apuane imbiancate dalla neve. "Mi dispiace ma non parlo", spiega al Giornale con un tono che non ammette repliche. "Tanto - si congeda - quello che dovevo dire l'ho scritto nella lettera". L'atto di resa al pressing della premier che il Palazzo ha atteso per una lunga giornata, fino alle 18 di mercoledì quando finalmente il testo è arrivato in rete. Si è parlato di trattative, di manovre sotterranee, perfino di ricatti, ma è evidente che la ministra del turismo, ormai ex, mirava in realtà a distanziare la propria posizione da quella degli altri epurati, finiti sotto la ghigliottina del post referendum: Santanchè non si sentiva in alcun modo responsabile della debacle alle urne né tanto meno voleva essere accomunata al sottosegretario Andrea Delmastro, scivolato sulla gestione di un ristorante in tandem con la figlia di un prestanome della camorra. Anche le ore centellinate prima di capitolare servivano non per un impossibile resistenza, stile soldato giapponese nella giungla, ancora più irrealistica perché tutte le opposizioni avevano preparato una mozione di sfiducia che sarebbe stata portata in aula a tempo record, ma per separare le diverse vicende. E anche il clamore mediatico è stato cercato e non subito dall'imprenditrice entrata in politica, proprio perché voleva che tutti i passaggi fossero pubblici e in qualche modo conosciuti dagli italiani. "Ti pare che io sia una che chiede?", ha ripetuto infinite volte la senatrice che lascia il governo ma resta in Parlamento. Una domanda retorica che torna anche in questa drammatica e fulminea crisi, scoppiata all'improvviso come un temporale. Si sostiene che la ministra abbia barattato la propria uscita di scena con la certezza di una ricandidatura al prossimo giro di valzer in parlamento, nel 2027. Ma questa lettura, suggestiva, si scontra con un dato di buonsenso quasi scontato: Santanchè potrà giocare le proprie chance solo se riuscirà a schivare una condanna nella partita a scacchi con la giustizia di rito ambrosiano. Ci sono almeno tre filoni e altrettanti procedimenti in pieno svolgimento: il processo per falso in bilancio di Visibilia, la truffa ai danni dell'Inps ai tempi del Covid, sempre legata a Visibilia , infine l'ultima tegola, l'avviso di garanzia per la bancarotta di Bioera, società di food biologico posta in liquidazione alla fine del 2024. "Il mio certificato penale é immacolato", ha sottolineato lei, rivendicando con orgoglio che condanne, almeno per ora, non ne ha e questo ha reso ancora più amaro l'abbandono del ministero. Ma la premier voleva dare un segnale di cambiamento dopo la sconfitta di lunedì scorso e soprattutto non voleva essere logorata dallo stillicidio delle rivelazioni e degli articoli di giornale a proposito della coppia Delmastro-Santanchè, anche se i due hanno storie non complementari. Santanchè, almeno per ora, è a Marina di Pietrasanta, il suo rifugio.
E fino a poco tempo fa, anche la location delle sue imprese economiche nello sfavillante Twiga. Ma anche il locale iconico del divertimento in Versilia non è più targato Santanchè - Briatore: ormai appartiene a Leonardo Maria Del Vecchio.