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Giuli batte i pugni: saltano due dirigenti dopo il caso Regeni

Il ministro revoca Merlino e Proietti. La sua amarezza: non mi è andata ancora giù

Giuli batte i pugni: saltano due dirigenti dopo il caso Regeni
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Una soffiata sul web ancora prima della firma del ministro Giuli. Ma questo non cambia la sorte di due altissimi dirigenti della Cultura: sollevati dall'incarico per decreto. Una domenica di fibrillazione per l'allontanamento di Emanuele Merlino ed Elena Proietti, responsabile della segreteria tecnica del Mic e segretaria personale del ministro. Una bomba esplosa sul Corriere.it che Giuli ha vissuto come una fuga di notizie, l'ennesima, si è sfogato.

L'azzeramento dello staff è l'onda lunga del caso Regeni, il mancato finanziamento al documentario sul giovane ricercatore massacrato in Egitto ricaduto sul ministro che si era sempre detto all'oscuro della decisione delle commissioni indipendenti. Ancora ieri Giuli, un giornalista prestato alla politica, ha esternato tutto il suo disappunto. "No comment" si è limitato a mormorare, deciso a non alimentare polemiche. Ma nelle sue telefonate non ha nascosto amarezza e irritazione. Questa storia del finanziamento negato -riferisce chi l'ha sentito-, non mi è andata giù, è stata una brutta figura per il governo.

E qui si cumulano le contestazioni a Merlino, un tecnico all'interno di Fratelli d'Italia e figlio di Mario, storico ideologo della destra con trascorsi in Avanguardia nazionale. Negli equilibri del partito di maggioranza relativa, Emanuele Merlino viene ricondotto al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Anch'egli all'oscuro della decisione e sorpreso dalla revoca dell'incarico ministeriale. Nel rincorrersi di voci sugli addebiti, Merlino paga il mancato avviso al ministro quando l'iter del finanziamento del docufilm si è interrotto. E, fanno filtrare al Mic, si riparla di intromissioni nelle scelte delle commissioni indipendenti da parte di altri esponenti di Fratelli d'Italia. Riaffiora il nome di Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura, già a suo tempo indicato senza giri di parole. Il ministro Giuli, in una telefonata particolarmente accalorata, ha parlato di gestione superficiale del caso Regeni.

Fa scalpore anche il licenziamento di Elena Proietti, esponente di rilievo di Fdi in Umbria, già assessore a Terni. Troppe inadempienze, le hanno rimproverato. La segretaria particolare sconta anche la mancata presentazione all'aeroporto, senza giustificazioni, per una missione di Stato del ministro Giuli a New York e Washington lo scorso marzo. La dirigente avrebbe poi parlato di un'indisposizione.

Alla fine Giuli ha tirato le somme e scelto la linea dura. Tra l'altro, raccontano di un dualismo esasperato, tra Merlino e Proietti, che non ha aiutato a superare ostacoli e divergenze in una querelle tutta interna a Fdi. Per il governo ha commentato il ministro dell'Agricoltura Lollobrigida: normali avvicendamento.

Questo è avvenuto anche durante il caso Biennale, che ha visto Giuli polemizzare duramente con l'amico Pietrangelo Buttafuoco, presidente dell'istituzione veneziana, per la decisione di aprire la rassegna agli artisti russi a guerra ancora aperta in Ucraina. L'uscita forzata dei due segretari non è il primo scossone ai vertici del Mic.

Nell'ottobre 2024 si era dimesso il capo di gabinetto Francesco Spano per un caso di

conflitto di interessi con il Maxxi, il museo romano presieduto da Giuli prima della nomina a ministro in sostituzione di Gennaro Sangiuliano, caduto sulla vicenda Boccia. Un ministero maledetto, qualcuno ha sibilato ieri.

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