Questo è un referendum, non è un cinepanettone. Anche se poi se uno andasse dietro a certe uscite, forse penserebbe di stare dentro a un film comico più che a una battaglia politica. Il re dei cinepanettoni, Massimo Boldi, 24 film, milioni di spettatori, oggi ha 80 anni e mantiene alto il suo spirito ironico e la sua saggezza.
Boldi il referendum è uno scherzo o una cosa seria?
"È una cosa serissima".
Perché?
"Perché la giustizia è il pilastro fondamentale di una società e di uno Stato moderni. E oggi la giustizia in Italia funziona male, spesso è ingiusta, va riorganizzata".
Eppure nel mondo dello spettacolo, dal quale lei proviene, moltissimi sono testimonial del No al referendum. Come se lo spiega?
"Svolgono un servizio".
A chi?
"Questo deve scoprirlo lei".
Dicono No alla riforma per andare contro il governo?
"Ma che significato ha andare contro il governo su una cosa così importante come una riforma costituzionale? Per quale motivo si rinuncia a una riforma che modernizza l'Italia solo per fare un dispetto a Giorgia Meloni? Non trovo il nesso. Non trovo un senso. E poi, scusi: non vai contro il governo, vai contro te stesso".
Perché contro te stesso?
"La giustizia riguarda tutti noi, a prescindere dalla appartenenza politica. Può incidere sulle nostre vite, su quelle dei nostri amici. Cosa c'entra la politica? Niente".
Ma lei come mai è così convinto?
"Innanzitutto perché ragiono. E chiunque ragioni capisce che il giudice e l'accusatore non devono essere della stessa squadra. E poi anche per ragioni personali".
Quali sono?
"Ho scritto anni fa per Mondadori un libro che si intitolava: Le mie cause perse".
È una metafora o lei davvero ha perso delle cause?
"Le ho perse tutte".
Me ne dica qualcuna
"Una con un fioraio che voleva farmi pagare 90 milioni di lire per un po' di fiori e di piantine che mi aveva sistemato in giardino".
Novanta milioni?
"Sì. Lui diceva che tra una quarantina d'anni sarebbero cresciute le piantone e il mio giardino sarebbe diventato meraviglioso".
Ha dovuto pagarli?
"No. Sono stato condannato a pagarne 150".
E poi?
"Ho appena perso una causa con l'Inps. Una faccenda seria che riguarda me insieme a 250 colleghi".
Perché la causa?
"Rivogliono indietro i soldi di contributi che ci sono stati dati e che ci spettavano di diritto. Io dovrei restituire quasi 300mila euro. Follia. Ci sono colleghi disperati: ci campano con quei contributi".
Pensa che il suo non essere dichiaratamente di sinistra in alcune cause lo abbia penalizzato?
"Ho solo il sospetto che magari se facevo parte di quel mondo dello spettacolo che ora fa la campagna per il No, forse ne avrei vinta almeno una (ride)".
La magistratura è politicizzata?
"Gran parte Sì. Mi pare che su questo non ci siano grandi dubbi".