"Dispiaciuti e demoralizzati" per come li ha trattati la Procura di Pavia nell'atto conclusivo delle nuove indagini sul delitto di Garlasco, trasformando loro, i genitori della vittima, in alleati dell'assassino, Andrea Sempio. Giuseppe e Rita Poggi rifiutano l'accusa, rivendicano di essere stati sempre "disponibili e collaborativi" con gli inquirenti. Ma tornano, attraverso il loro avvocato Gianluigi Tizzoni, a ribadire la loro linea: la nuova inchiesta è un errore giudiziario, il vero colpevole è già in carcere e si chiama Alberto Stasi.
"È stata - dice Tizzoni - un'inchiesta unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi che è stata accertata sia in Cassazione che dalla Corte europea dei diritti dell'uomo". Per smontare la pista che accusava Stasi, e spostare i riflettori su Sempio, secondo Tizzoni la nuova inchiesta ha fatto sparire dallo scenario elementi che sono stati sempre considerati cruciali come la bicicletta nera dell'assassino parcheggiata davanti alla villa dei Poggi: "Non si può immaginare una revisione togliendo quello che non piace e che non torna". E la "compatibilità" con Sempio della scarpa usata dall'assassino non sarebbe, secondo il legale dei Poggi, una novità rilevante: "Se anche questa scarpa potesse andare bene a Sempio non vuol dire che non va più bene a Stasi". La conclusione di Tizzoni è netta: "Non c'è spazio per concedere la revisione della condanna di Stasi".
Sia la Procura di Pavia che la difesa di Stasi sono invece, come è noto, di diverso avviso: la prima ha già sollecitato la Procura Generale di Milano a avviare l'iter per la revisione, mentre i legali di Stasi stanno lavorando in questi giorni a una richiesta analoga. Del diritto di Stasi a un nuovo processo i suoi avvocati, di fronte alle dichiarazioni di Tizzoni, tornano a rivendicare l'assoluta fondatezza: le prove che portarono alla condanna di Stasi, dicono in sostanza, praticamente non esistono più. "La Procura di Pavia - dicono Giada Bocellari e Antonio De Rensis - mediante un'imponente attività investigativa ha letteralmente disintegrato la sentenza di condanna di Stasi evidenziando una serie lunghissima di nuovi elementi di prova che dimostrano la sua innocenza".
Sullo sfondo, ci sono le accuse esplicite e incrociate di "alleanze innaturali" che si lanciano i protagonisti giudiziari della vicenda di Garlasco. Da una parte c'è la Procura di Pavia che accusa i Poggi di avere sposato la causa di Sempio e di averlo incitato a respingere le accuse. Poi c'è la difesa di Stasi che da sempre, e con più vigore sulla base degli atti depositati, sostiene che la vecchia gestione della Procura di Pavia con il procuratore dell'epoca Mario Venditti e la sua pm Giulia Pezzino archiviò la prima indagine su Sempio grazie a un'alleanza di fatto con i legali di parte civile della famiglia Poggi. Infine i legali dei Poggi, Tizzoni e Francesco Campagna, sostengono che la nuova indagine a carico di Sempio è stata condotta dalla Procura di Pavia anche sulla base degli input che riceveva dai legali di Alberto Stasi: "Rimango un po' sorpreso dalla mole di incontri e interlocuzioni con la difesa del condannato, veramente molto frequenti", dice Tizzoni.
In questo triangolo di accuse diventa quasi un giallo anche la prima genesi dell'inchiesta-bis.
La Procura di Pavia scrive che già nel 2013, prima della condanna di Stasi, le era arrivata una denuncia da parte dei legali dell'ex fidanzato di Chiara, che già allora indicava piste alternative. "Ma noi - dice Giada Bocellari - all'epoca non facemmo alcuna denuncia".