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L'Anm festeggia con champagne, sberleffi a Giorgia e "Bella ciao". E Parodi si dimette: guerra tra correnti

C'è chi esulta: "Chi non salta Meloni è". Albano (Md): "È come la Liberazione"

L'Anm festeggia con champagne, sberleffi a Giorgia e "Bella ciao". E Parodi si dimette: guerra tra correnti
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Bella ciao, che non è Giorgia Meloni o forse sì. La vittoria del No al referendum regala praterie al partito delle toghe e all'Anm, pronto a dichiarare guerra al governo. Forse già a partire dal caso del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro per il pasticcio del ristorante intestato all'affiliato del clan Senese, col solito tintinnar di manette e avvisi di garanzia già pronti a uscire dai cassetti. "Dopo il referendum tireremo la rete", aveva promesso al Foglio Nicola Gratteri, uno di parola. Che adesso si veste pure da statista ("la giustizia ha bisogno di riforme serie") sapendo che per un po' di tempo nessuno toccherà questo dossier.

La "sua" sezione dell'Associazione nazionale magistrati a Napoli ha festeggiato con lo champagne la "vittoria a difesa della Costituzione", come no. È già partita la caccia agli altri nemici, "Chi non salta Meloni è, chi non salta Imparato è", con il coraggioso magistrato del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Annalisa Imparato nel mirino per il suo impegno sul Sì. "Sono state intonate canzoni al di fuori della grammatica istituzionale che hanno valenza politica molto forte, mi chiedo se gli stessi giudici domani in tribunale ostenteranno imparzialita e terzietà". Lo vedremo, purtroppo presto.

Le correnti tirano un sospiro di sollievo perché il Csm sarà ancora roba loro, alla faccia della Carta. Eppure festeggiano anche gli outsider. "L'arroganza di una politica che si voleva autoproteggere è stata seppellita da una valanga di No. Oggi non posso che esserne felice", esulta Nino Di Matteo, sostituto alla Dna. Tutte tranne una, Magistratura indipendente: che perde la leadership di Cesare Parodi nel sindacato delle toghe a urne aperte, per non collegare questa decisione all'esito del referendum, qualunque esso fosse. "Motivi personali", dice alle agenzie, "sono figlio unico, non ho scelta. Devo stare vicino a mia madre", rivela al Giornale. "La notizia girava da settimane, lo sapevamo tutti", ci conferma una fonte.

Silvia Albano, giudice del Tribunale di Roma e presidente di Md che si è intestata la lotta ai Cpr in Albania e il ritorno in Italia di stupratori e assassini solo perché chiedono asilo politico in modo palesemente strumentale, irride il centrodestra: "Bella ciao? È simbolo della liberazione dal nazifascismo, non è una canzone divisiva o contro qualcuno", come no. Applausi, abbracci e anche qualche momento di commozione in Tribunale di Milano, per la Pg Francesca Nanni "è la prova che vale ancora la pena fare ancora questo lavoro in questo Paese, nel modo in cui lo abbiamo sempre fatto", con due punti di Pil persi per la malagiustizia, un miliardo in innocenti risarciti e valanghe di ricorsi alla Cedu per le compressioni dei diritti della difesa e i processi lunghi e ingiusti. "C'era in gioco un pezzo consistente dell'indipendenza della magistratura", spiega l'ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo, che rivendica "il suo lavoro di verifica del rispetto delle leggi", mentre Fabio Roia sentenzia: "È la risposta che la Costituzione non la si può cambiare perché è stata fondata per assicurare un equilibrio dei poteri, fondamentale soprattutto quando c'è una forte maggioranza di governo", con il povero Montesquieu che dal 1994 non smette di rotolarsi nella tomba. "L'Anm si è schiacciata e festeggia come fosse un partito. L'esito referendario ci lascia anche questo", sentenzia con amarezza Luca Palamara. "L'autoriforma resta necessaria per recuperare la sua credibilità, che resta molto bassa per l'oligarchia nel Csm che schiaccia tutti", sottolinea l'ex giudice Guido Salvini.

Anziché godersi la vittoria Parodi torna a dirigere la Procura di Alessandria e lascia alle correnti più ideologiche la sua poltrona. "La sua schiettezza e la sua determinazione ci mancherà molto, ma gli equilibri non sono in discussione: tocca a noi guidare il sindacato delle toghe", è il ragionamento dentro la corrente moderata, che avrebbe già individuato un paio di nomi "più freschi".

Sarà, ma la corsa alle poltrone, dall'Anm ma al prossimo Csm in scadenza a gennaio 2027 - scelto all'antica, coi capibastone a decidere chi, come e cosa - tradisce ancora una volta il senso "politico" di questa vittoria delle toghe, potere dello Stato sceso in campo contro chi fa le leggi che dovrebbero far rispettare: la loro lotta di potere, la bramosia di decidere a tavolino il destino di governi, ministri e aziende alla faccia delle prove grazie soprattutto allo scellerato sostegno di forze politiche come M5s e Pd che usano le toghe come riserva della Repubblica sacrificando la sacralità del Parlamento, in nome di una sudditanza che il popolo italiano ha deciso, per paura o per vigliaccheria ormai non importa più. C'è un altro "invasor" da cacciare dopo Silvio Berlusconi, Bettino Craxi e Matteo Renzi, da trent'anni ogni mezzo è buono.

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