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"Lettura fuorviante". Bartolozzi prova a chiudere il caso. Governo irritato

Nordio la difende: "Sono certo che si riferisse a una minoranza politicizzata"

"Lettura fuorviante". Bartolozzi prova a chiudere il caso. Governo irritato
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Chi si aspettava delle scuse per "l'uscita infelice" del capo di gabinetto del Guardasigilli non è rimasto deluso. L'opposizione che da giorni ne chiede la testa protesta, anche il premier Giorgia Meloni in giornata aveva fatto trapelare la sua "irritazione" nei confronti di Giusi Bartolozzi. La "zarina" di Via Arenula si dice dispiaciuta per le parole "piegate ad una lettura fuorviante", da toga sottolinea di aver sempre "difeso la magistratura, anche a costo di scelte personali e politiche estremamente gravose". Certo non si rimangia la frase sulla magistratura "plotone d'esecuzione da rimuovere con il referendum" sulla riforma della giustizia, la circoscrive "allo stato di assoluta prostrazione in cui si trova chi si trova a difendere la propria vita".

A ridimensionare lo scivolone ci aveva pensato in mattinata il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano a Ping Pong su Raiuno ("Frase infelice ma riforma non è contro le toghe"), tocca al ministro della Giustizia Carlo Nordio difenderla, ospite a Milano di Mariastella Gelmini ("la Bartolozzi ha nel Dna il rispetto per la magistratura") per l'evento sul Sì alla riforma organizzato da Noi Moderati: "Metafisica l'ipotesi di una resa dei conti, ho assoluta fiducia nella capacità dei magistrati di assolvere il loro dovere, come ho cercato di fare io per 40 anni" sottolinea il Guardasigilli. "Penso che le sue parole forse siano state un po' troppo enfatizzate", ribadisce Nordio, che dosa i termini in ossequio all'appello del capo dello Stato Sergio Mattarella a "non usare aggettivi che possano sembrare cruenti" ribadendo però che oggi "sia nelle valutazioni che nei conferimenti di incarichi c'è poco diritto e molta spartizione clientelare". Ricorda che le storture della degenerazione correntizia sono state denunciate in passato da illustri esponenti del No, da Nicola Gratteri a Antonino Di Matteo. "Sono certo si riferisse a una piccola minoranza che lei stessa definisce politicizzata" e che la tiene in ostaggio per un pasticcio - quello sulla mancata consegna del criminale di guerra Almasri alla Corte dell'Aja per colpa di un errore di Corte d'Appello di Roma e Pg nell'applicazione della legge 237 del 2012.

Ma il movente della Bartolozzi poco conta di fronte a un'uscita pubblica su una tv locale siciliana che secondo alcune fonti avrebbe "allontanato dalle urne molti indecisi", da qui il timore di Palazzo Chigi che teme le ripercussioni di questa "uscita infelice" sugli sforzi messi in campo finora per il referendum, compresa la presenza del premier domani a Milano al teatro Parenti.

"Confermo e ribadisco la piena fiducia verso la categoria nel suo complesso e l'importanza della riforma come strumento in grado di restituire ad essa una credibilità che, per la degenerazione delle correnti, risulta offuscata", è la versione della Bartolozzi, che punta il dito sulla "drammaticità degli effetti che esso porta nella vita delle persone, delle famiglie, delle aziende", specie quando sono innocenti, perché "nessuna assoluzione è in grado di cancellare" il fango.

"La pezza è peggio del buco - sibila la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani - l'obiettivo del governo è indebolire gli equilibri e mettere sotto pressione l'autonomia e l'indipendenza della magistratura".

Per il leader di Azione "tra Gratteri che sbaglia su Sal Da Vinci e la Bartolozzi che non si dimette siamo alla farsa", Matteo Renzi e Giuseppe Conte punzecchiano Nordio e la Meloni invitando loro a chiedere la testa della capo di gabinetto.

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