"Non perdono chi ha perseguitato mio padre". Gaia Tortora in un post su X attacca il magistrato che ripete il teorema Gratteri su mafiosi e massoni che voteranno Sì al referendum: "Di Matteo mi ricorda quel pm che disse che mio padre era stato eletto con i voti della camorra. Stiamo ancora così. Ed è grave. È la loro cultura del diritto e del rispetto". La giornalista, figlia di Enzo, è oggi una delle voci più convinte del Sì alla riforma costituzionale.
Come Francesca Scopelliti, già compagna del conduttore televisivo, che alla maratona oratoria nella piazza davanti al "Palazzaccio" della Cassazione indossa una maglietta bianca con la sua foto e la scritta: "Io sono Enzo Tortora". È la prima davanti al microfono del piccolo podio, dove si alterneranno giuristi, politici, avvocati, magistrati, imprenditori... Lei presiede il Comitato "Cittadini per il Sì", che ha promosso l'iniziativa con i Comitati "Sì Separa" della Fondazione Einaudi e "Camere Penali per il Sì". Legge una lettera a nome di Enzo, per il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ripercorre il suo calvario giudiziario, la vita spezzata. "Sono passati tanti anni da quando sono stato trascinato nel fango - dice - e ora parlo non per rancore, ma per amore della verità. La separazione delle carriere non è una sfida alla magistratura, ma un atto di rispetto, per diversi ruoli: tu accusi, io giudico. Ho visto ciò che accade quando si confondono e non lo auguro a nessuno. La connivenza tra giudici e pm è alla base degli errori giudiziari. Sono stato condannato senza una prova, per dichiarazioni fragilissime di pentiti addestrati ad hoc. Un giudice terzo l'ho trovato solo in appello. E i magistrati che mi hanno ingiustamente accusato non hanno avuto ripercussioni sulla loro carriera". A Gratteri Tortora, per bocca di Francesca, rivolge le stesse parole che pronunciò in tribunale: "Mi auguro che ci sia un ravvedimento. Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi". Un affondo, come quello di Giorgia Meloni di ieri nell'intervista al Tg5: "La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali per governare lo Stato. E se non funziona purtroppo ricade su di loro", i cittadini. E poi la riforma è "tanto giusta che i sostenitori del no hanno bisogno di mentire per essere convincenti".
Alla maratona partecipano parlamentari di Fi come il capogruppo a Montecitorio Paolo Barelli, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, Enrico Costa, Pierantonio Zanettin, oggi ci sarà il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, il portavoce azzurro Raffaele Nevi e domani Erika Stefani della Lega e il leader di Azione Carlo Calenda. Hanno aderito le associazioni "Libertà eguale", con numerosi esponenti della sinistra riformista, "Vittime di malagiustizia" (Aivm), "Voci degli innocenti" e altri comitati referendari per il Sì. Parla il presidente del Comitato Camere penali Francesco Petrelli, sicuro che i cittadini "non si faranno ingannare dalle falsità diffuse e guarderanno alla riforma per quella che è, un modo per restituire dignità e trasparenza alla giustizia".
Anche Giandomenico Caiazza, che guida il Comitato "Sì separa", chiama alla resistenza contro la radicalizzazione del dibattito che vuol far cadere i cittadini in una trappola ideologica. Il messaggio è sempre lo stesso: "Non è possibile che l'arbitro di una partita indossi la maglia di una delle due squadre".