Ieri era il giorno della fine del Ramadan ma c'è anche chi lo festeggia postando video di uomini con in braccio dei mitra.
A diffondere un video con il sottofondo in arabo e la musica dal titolo "Allauh Akbar", dove non si vedono pregare figure di sesso femminile è il noto islamista Davide Piccardo, fratello di un consigliere dell'Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane). Ed è con lui che gestisce il sito "La Luce", che proprio di recente si è espresso invitando i lettori a votare no al referendum sulla giustizia. Il punto, però, è il contenuto che viene dopo: c'è un legame che non può non far sorgere delle domande, perché la storia successiva sul suo profilo Instagram è il discorso in diretta sull'emittente del Qatar, Al Jazeera, in cui si vedono parlare uomini armati di mitra con addosso il logo di Hamas: "Un messaggio della resistenza palestinese, Al Qudsman, e dei battaglioni Al-Qasam in occasione dell'Eid al-Fitr (la festa che segna la fine del Ramadan ndr)", recita il copy.
I battaglioni in questione sono il braccio armato dei terroristi. Se da un lato, quindi, ha mandato il messaggio della comunità islamica in Italia, dall'altro ha fatto risuonare a mezzo social quella proveniente da Gaza. Nemmeno questo può o deve essere oggetto di indagine da parte della Procura di Imperia? Se si fosse trattato dell'Isis sarebbero stati presi provvedimenti molto più rapidi come la cronaca ci insegna. Perché dar spazio a chi festeggia, mitra in mano, la festa di fine Ramadan non è certo lecito in Italia.
Così come non dovrebbe esserlo far passare la morte di Khamenei come un generoso sacrificio dell'Ayatollah come scrive Piccardo: "In vista dell'attacco americano gli è stato offerto di essere evacuato in un'altra città iraniana al sicuro e ha risposto: riusciamo a spostare 90 milioni di iraniani in un luogo sicuro? Se fosse possibile, solo dopo mi sposterei anch'io. Quindi gli è stato offerto di rifugiarsi in un bunker, e ha risposto: abbiamo la possibilità di far rifugiare nei bunker 90 milioni di iraniani? E così la Guida Suprema è rimasta a Tehran con la sua famiglia a far fronte all'aggressione israelo-americana ed è morto da martire". Tutti martiri e resistenti che, però, nella realtà e soprattutto secondo la legge, sono esponenti di spicco del terrorismo. Coloro che hanno annientato e represso la propria popolazione. Tra le sue amicizie ovviamente Piccardo annovera anche Brahim Baya, portavoce della moschea Taiba e del centro Rayan che ieri, dalla piazza in cui si festeggiava l'interruzione del digiuno, impartiva lezioni di giurisprudenza sull'importanza del no al referendum che, chissà come mai, sta profondamente a cuore agli islamici.
Lo stesso Baya che ha esaltato le azioni militari dell'Iran. Entrambi hanno sposato la causa dell'imam Mohamed Shahin ritenuto pericoloso dal Viminale, così come difendono strenuamente Mohammad Hannoun, in carcere per essere considerato il capo della cupola di Hamas in Italia.