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Lucano visita in carcere "l'imam col kalashnikov"

L'eurodeputato vede il braccio destro di Hannoun detenuto in Calabria con l'accusa di terrorismo

Lucano visita in carcere "l'imam col kalashnikov"
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Terrorismo e Stato non dovrebbero mai essere accostati. Ma la vicenda di Mohammad Hannoun, in carcere con l'accusa di essere il capo della cupola di Hamas in Italia, ci ha insegnato che, invece, la prossimità con il mondo politico è tutt'altro che anomala. In carcere, però, non c'è solo Hannoun, ma anche Riyad Albustanji (chiamato "lo sceicco" viste le sue frequenti visite in quel di Gaza), Raed Dawoud e Yaser Elsaly, tutti accusati del medesimo reato, il 270-bis, che punisce chiunque promuova, organizzi, diriga o finanzi associazioni dedite ad atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico. Ma, ciò nonostante, Mimmo Lucano, recentemente decaduto da sindaco di Riace, è andato a trovare Albustanji, lo stesso che in foto ha il mitra in mano, colui che è considerato il punto di collegamento con le Brigate Al Qassam, ala militare di Hamas. Albustanji, residente in Norvegia, si recava spesso in Italia in qualità di grande star del mondo islamista, e teneva i "sermoni incendiari", come li definisce la Procura di Genova, che consentivano alle moschee di ricevere ingenti somme tramite la zakat (l'elemosina, considerato uno dei 5 pilastri dell'islam). A renderlo noto è un comunicato dell'Api, l'Associazione dei Palestinesi in Italia, uno degli enti presieduti da Hannoun (oltre all'Abspp, quella al centro dell'inchiesta, che avrebbe raccolto fintamente fondi per scopi benefici, mandando in realtà i soldi ai terroristi): denunciando le pessime condizioni di Albustanji in carcere (cui secondo loro sarebbero state negate le cure), scrivono che "la scorsa settimana l'europarlamentare di Avs Mimmo Lucano, recatosi in visita ai detenuti palestinesi presenti nello stesso istituto, ha denunciato pubblicamente la difficile situazione di Ryad. L'Api non può tacere di fronte a tanta sofferenza e chiede giustizia e umanità per Ryad e per ogni detenuto palestinese dimenticato".

Lucano però ha definito i detenuti che ha incontrato come "colpevoli di reati di Palestina, che rivendicano l'atteggiamento oppressivo dell'Italia". Quando gli viene chiesto di chi ha protestato per le proprie condizioni dice che "i tempi della sanità sono un po' lunghi, Riyad ha il diabete, ha anche qualcosa di urologico. Queste cose sono aggravate dalla consapevolezza che non hanno commesso reati e che l'unico reato, da quello che ho potuto capire, è il reato di Palestina". E ha concluso il suo messaggio con la promessa di tornare, addirittura, in quella struttura penitenziaria. Insomma, il procuratore Nicola Piacente che conduce le indagini avrebbe dovuto chiamare Lucano per comprendere il capo d'accusa da muovere, non c'era certo bisogno di condurre due anni di fitte e meticolose indagini.

Secondo gli epigoni di Hannoun, Albustanji è un martire di uno Stato che non si cura di lui: "Nel silenzio delle istituzioni, continua la sofferenza di Ryad. Un uomo di 60 anni, detenuto nel carcere di Rossano Calabro, privato da mesi del diritto fondamentale alle cure mediche nonostante le sue gravi condizioni di salute. Diabete, problemi alla prostata, patologie alle vie urinarie e ora anche il rischio di perdere la vista da un occhio. Eppure, tutte le richieste dei suoi legali per una visita specialistica esterna sono rimaste senza risposta".

È normale accusare in questi termini il Dap e i suoi organi? Ma, soprattutto, per quanto ancora (Ascari docet) dovremo vedere al fianco di chi elogia Hamas nostri esponenti politici? È tutto lecito o ci sarà chi, nella sana magistratura (ovvero la maggioranza dei nostri giudici), vorrà far luce su tutto ciò che lega i due mondi?

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