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L'Ue del dopo Orbán. Via libera al prestito da 90 miliardi a Kiev e sanzioni per Mosca

Oggi primo Consiglio del post-sovranismo. Il nodo del caro-energia: Ets e aiuti di Stato

L'Ue del dopo Orbán. Via libera al prestito da 90 miliardi a Kiev e sanzioni per Mosca
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nostro inviato a Nicosia (Cipro)

Definirlo il primo Consiglio europeo dell'era post-sovranista è probabilmente troppo. Ma, certo, il vertice informale che si apre oggi a Cipro - presidente di turno dell'Ue - segna un cambio di passo negli equilibri dell'Unione. La netta sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria, infatti, rimuove quella che quasi tutte le diplomazie dei Ventisette consideravano una spina nel fianco dell'Europa. Per quanto il futuro premier ungherese Peter Magyar potrà essere conciliante con Vladimir Putin, difficilmente arriverà a ritagliarsi il ruolo di quasi infiltrato del Cremlino a Bruxelles come ha invece fatto il suo predecessore. E pure la vittoria in Bulgaria di Rumen Radev, euroscettico e filorusso, certo non riequilibra l'uscita di scena di Orbán.

Non è un caso che proprio ieri il Coreper - il comitato dove siedono gli ambasciatori permanenti a Bruxelles dei Ventisette - abbia dato il via libera preliminare al prestito di 90 miliardi di euro a favore dell'Ucraina e al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Caduto il veto dell'Ungheria - anche grazie alla riapertura dell'oleodotto Druzhba, danneggiato dai raid russi e diventato il fulcro del braccio di ferro tra Kiev e Budapest - l'Ue è finalmente uscita da uno stallo che per mesi è sembrato insormontabile.

È questa la cornice in cui oggi e domani - tra Ayia Napa e Nicosia - si riuniranno a Cipro i leader dei Ventisette. Un summit che si svolge nel Paese più vicino alle aree coinvolte dalle nuove tensioni in Medio Oriente e che, proprio per questo, la presidenza cipriota considera anche una sorta di photo opportunity per rassicurare i turisti sulla sicurezza dell'isola. L'agenda ufficiale, fissata dal presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, ruota attorno a due grandi capitoli: il contesto internazionale, in particolare il versante del Medio Oriente, e il quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Con un focus imprescindibile: la questione energetica e il piano "Accelerate Eu", la ricetta europea che prevede aiuti di Stato e voucher per contrastare il caro prezzi dovuto al blocco di Hormuz.

Sono questi i dossier principali che Giorgia Meloni (che ieri ha avuto un colloquio telefonico con Radev a seguito della vittoria elettorale in Bulgaria) troverà sul tavolo a Cipro. Da tempo, il governo italiano è impegnato - finora senza successo - nella richiesta di una sospensione del sistema europeo per lo scambio di emissioni (Ets). "Una battaglia - ha detto la premier due giorni fa - che stiamo conducendo in Europa e che ci porterà fra qualche giorno al Consiglio europeo di Cipro a ripresentare alcune proposte che consideriamo fondamentali nell'attuale crisi".

In verità, una partita decisamente in salita, tanto che proprio ieri il commissario Ue all'Energia Dan Jorgensen ha definito l'Emissions trading system un "successo" e "il motore principale della decarbonizzazione dell'Europa".

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