C'è un pezzo di Costituzione mai applicato. Ora, se passerà il Sì al referendum, finalmente la VII disposizione transitoria e finale troverà compimento. È quel che auspica l'ex presidente della Consulta ed ex parlamentare del Pci-Pds Augusto Barbera (foto): separare i pm dai giudici non vuol dire, come si continua a credere, entrare dentro una cultura autoritaria, ma esattamente il contrario.
I Costituenti non avevano dubbi: occorreva cambiare tutta l'architettura dell'ordinamento giudiziario, ma poi si decise di procedere per gradi e così in fondo alla Costituzione ecco la VII disposizione transitoria. E però il testo parla chiaro: "Fino a quando non sarà emanata le nuova legge sull'ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell'ordinamento vigente".
Insomma, nel '48 si posero le premesse di una svolta che almeno in parte si è persa per strada. Pm e giudici formavano un blocco unico perché questa era l'ideologia autoritaria del regime, codificata con la riforma Grandi del 1941, modificata nel 1946, ma ancora operativa. Si voleva ricollocare il pm e ripensare il suo ruolo, l'obiettivo era correre verso un altro sistema, sganciato dalla cultura del Ventennio. Non si riuscì a completare il disegno riformatore, si rimase impantanati in schemi logori e saturi di schematismi. Ha scritto Barbera: "Il testo Nordio va a colpire equilibri costituzionali? È un punto su cui insiste l'Associazione magistrati, io invece sostengo il contrario: la riforma va a ristabilire quegli equilibri".
Si, questa non è una controriforma pericolosa perché smonta la Costituzione più bella del mondo, ma all'opposto un testo che ne è coerente sviluppo e semmai la rende più armonica, allontanandola da modelli incompatibili con la nostra democrazia. Siamo agli antipodi delle chiacchiere tossiche respirate per decenni nel Paese: la solita litania che la separazione delle carriere ci consegnerebbe all'Apocalisse e farebbe finire il pm sotto il tallone dell'esecutivo.
Si torna al 1948: "La legge allora e (tuttora) vigente era il regio decreto numero 12 del 1941, sull'ordinamento della magistratura, il testo unico varato dal regime fascista - spiega Barbera - Il guardasigilli Alfredo Grandi aveva enfatizzato e completato l'unificazione delle carriere fra pm e giudici ( risalente al 1913)".
Ecco la necessità di correre ai ripari e immaginare una nuova geografia giudiziaria. Ma le cose sono andate in un altro modo e c'è voluto tutto questo tempo per completare, referendum permettendo, un percorso virtuoso già disegnato allora. La prima tappa è il codice di procedura penale entrato in vigore nel 1989 che abolisce il giudice istruttore e sposa il modello accusatorio. Finalmente accusa e difesa combattono ad armi pari davanti al giudice che è terzo, ma il pm resta parente stretto del giudice.
È un'anomalia, ancora di più inaccettabile quando nel 1999 viene introdotto in Costituzione con l'articolo 111 il giusto processo. Ci siamo spostati da un modello autoritario, battezzato dal fascismo, verso un format liberale. Ma si tratta di una rivoluzione incompiuta. L'ultimo miglio è nelle mani dei cittadini.