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Onda Islam tra spallata e minacce al Giornale

Piccardo rivendica: "Determinanti 1,7 milioni di voti musulmani"

Onda Islam tra spallata e minacce al Giornale
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"Non sono solo missili. Sono messaggi", dice il predicatore torinese Brahim Baya sotto un video in cui a parlare è il portavoce delle forze armate iraniane. Lo stesso Baya che, postando un nostro articolo, ha definito Il Giornale "giornalaccio di destra" per poi aggiungere "gli stiamo facendo male e ce la possiamo fare". Di che male parla, e che cosa intende? Perché continuare a minacciare chi spiega, fatti e dati alla mano, il disegno che ha in mente una persona che elogia una dittatura ed è amico di Mohamed Shahin, ritenuto dal Viminale esponente della Fratellanza musulmana e un pericolo per la sicurezza nazionale?

Non è la prima volta che lui, Davide Piccardo tramite il sito islamista "La Luce" e, prima che fosse messo in carcere anche Mohammad Hannoun, prendono di mira il nostro giornale con minacce, insulti, tentativi di bavaglio che certo non ci faranno smettere di raccontare ogni nefandezza che viene commessa. Ed è per questo che anche uno dei fondatori dell'Ucoii, Roberto Hamza Piccardo, dopo la vittoria del no al referendum, ha fatto un post le faccine sorridenti con scritto: "Alla cortese attenzione dei direttori de Il tempo, Il giornale, Libero La differenza tra i no e i sì è più o meno di 1,7 milioni di voti. Sono i nostri: i musulmani hanno vinto il referendum". E proprio ieri in serata Davide Piccardo, ha dedicato alla sottoscritta una storia su Instagram con scritto "Giulietta non scrivi più? Hai finito l'inchiostro?". No, non lo finiremo e continueremo a spiegare cosa accade in quella parte di mondo che ieri è sceso in piazza, festeggiando come se fosse una loro vittoria. Ma dimostrano solo di essere uniti contro qualcuno, parlando di "un'alternativa a un governo che ha mostrato arroganza e corresponsabilità nel genocidio in Palestina. Da oggi questo diventa un impegno. Per tutti".

E manifestano con i Carc, che se da un lato appendono la premier a testa in giù sui manifesti, dall'altro vengono invitati in Parlamento dal Movimento 5 stelle, con Potere al Popolo, con i sindacati di base, con le sigle antagoniste che fanno un gran miscuglio tra salari, "causa palestinese", riarmo, facendo leva solo sul malcontento generale.

Ma la tensione è alta anche in vista del corteo di sabato 28 marzo, in cui tutte queste sigle, cui si aggiungeranno gruppi provenienti dall'estero, si mobiliteranno per la "No Kings", in sincronia con le mobilitazioni statunitensi e inglesi contro sovranismo e autoritarismo. Spinti, ovviamente, dalla sconfitta del sì al referendum sulla giustizia: "A maggior ragione dopo questa vittoria vogliamo essere in tanti e tante. Perché adesso è arrivato il momento di mandare questa destra a casa".

Ma la sinistra tace sulla violenza nelle piazze, così come è restata in silenzio dopo la morte dei due anarchici a Roma: stavano progettando una bomba che avrebbe dovuto colpire la stazione di Polizia del Tuscolano. Un clima di odio manifesto in cui le realtà oppositrici e spesso antidemocratiche proliferano e trovano terreno fertile anche nella mancanza di dissenso nei loro confronti. Non dimentichiamo che il primo islamista a portare avanti tutto ciò era Mohammad Hannoun, oggi accusato di essere il vertice della cupola di Hamas in Italia. Quell'uomo ha insultato la premier, invocato la legge del taglione, si è definito simpatizzante dei terroristi senza alcun freno.

Ma a legittimarlo nelle aule delle istituzioni sono stati i 5 Stelle, che con lui e con il suo braccio destro Sulaiman Hijazi hanno fatto convegni e addirittura missioni all'estero. Il mondo è in una fase di preoccupante capovolgimento, in cui chi elogia i terroristi impartisce lezioni di giurisprudenza e democrazia.

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