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Paradosso 138. Il sacro "No" cambia la Carta

La Costituzione prevede, all'articolo 138, una chiave per essere modificata. È una procedura severa: doppia lettura parlamentare, maggioranze qualificate, e alla fine, se richiesto, il popolo che decide con un referendum

Paradosso 138. Il sacro "No" cambia la Carta
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Il paradosso dei salvatori. I santi, i partigiani, i giusti, i probiviri, quelli sempre in processione finalmente hanno vinto. Hanno blindato, e murato, la Costituzione. Lo dicono con la soddisfazione di chi ha sventato un golpe, con quella luce negli occhi che hanno sempre i custodi quando cacciano i barbari dal tempio. Lo ripetono alla maniera dei giudici napoletano, con brindisi e contumelie, ricordando alla gente sciagurata che loro sono i paladini della repubblica e i sacerdoti del voto equo e solidale. La beffa è che non si sono accorti di un beffardo errore di logica, una svista filosofica. Peccato, davvero: nel salvare la Costituzione l'hanno di fatto cambiata. Ragionate con un pizzico di ironia. La Costituzione prevede, all'articolo 138, una chiave per essere modificata. È una procedura severa: doppia lettura parlamentare, maggioranze qualificate, e alla fine, se richiesto, il popolo che decide con un referendum. I padri costituenti sapevano quello che facevano. Volevano che la Carta fosse solida ma non eterna, modificabile ma non facilmente. Lo dicono i costituzionalisti: quella italiana è una costituzione rigida, ma non immutabile. Questa procedura esiste ancora sulla carta, ma nessun governo sano di mente si avventurerà mai più in quel percorso sapendo che in fondo c'è un referendum dove la macchina del no, rodata e infallibile, lo aspetta al varco. L'articolo 138 è diventato una porta murata: c'è, si vede, ma non si apre. Chi l'ha murata? Gli stessi che giuravano di difenderla. Il paradosso è perfetto nella sua crudeltà logica. Per impedire una riforma della giustizia hanno consegnato la Costituzione all'immobilità permanente. Per salvarla l'hanno pietrificata.

Il documento più vivo della Repubblica, quello che doveva respirare con i tempi, è diventato una reliquia da ostensorio, intoccabile non per sacralità ma per paura. I custodi del tempio hanno murato le porte e buttato via la chiave, forse per sempre. Ora presidiano le rovine e le chiamano vittoria.

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