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Il partito di Allah in piazza alza il tiro: "E ora sharia"

Per settimane hanno creato il "nemico genocida". Baya: "Vinto anche grazie a noi". E sabato sfilano in corteo

Foto d'archivio
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Ci sono il centrodestra e il centrosinistra, così come c'è l'area di centro che al momento non appartiene a nessuna delle due coalizioni. Poi un altro partito, ma non si tratta di nessuno di quelli che oggi sono rappresentati in parlamento. Quel partito è islamista, e finalmente, dopo mesi in cui abbiamo delineato ogni aspetto di questa nascita, oggi i protagonisti di questo progetto stanno gettando la maschera. Abbiamo assistito a una mobilitazione che raramente ricordiamo: non c'è stata nemmeno per il referendum indetto da Maurizio Landini, che in teoria avrebbe dovuto riguardarli. Ma ora si sono organizzati, e lo hanno fatto in tempo per il referendum sulla riforma della giustizia. Perché proprio su questa riforma? Cosa c'è che li preoccupa tanto di una minore politicizzazione delle toghe?

Hanno cominciato a schierarsi, a creare il nemico "genocida", a gridare alla necessità di mandare a casa questo "governo fascista" mesi e mesi prima del voto. Lo hanno fatto nelle piazze, durante assemblee pubbliche e private, nelle moschee, strumentalizzando persino il Ramadan. Hanno reagito alla vittoria del "no" con ringraziamenti, esultanze, mandando aggiornamenti in tempo reale sugli instant poll. Hanno seguito lo spoglio nei vari gruppi e c'è chi, a giochi fatti, ha cominciato a scrivere "ora islam e sharia", "i musulmani del no hanno vinto", "affluenza storica ai seggi elettorali e arriva la vittoria della democrazia con il no. Il sogno del giuramento di Giorgia Meloni è andato in fumo", "no significa: no al governo complice con Israele, no significa dimissioni ed elezioni anticipate". Sono queste le frasi pronunciate da alcuni dei profili più seguiti tra gli islamisti, alcuni vicini anche all'ambiente di Hannoun. Poi Davide Piccardo, altro frontman del no (insieme al padre Roberto Hamza): "Un risultato che segna la sconfitta del governo e che porta anche la voce di una comunità islamica italiana".

Chissà se Piccardo spiegherà che essere fan di Khamenei e condividere discorsi degli uomini di Hamas mentre imbracciano un fucile è molto più lontano dai principi costituzionali di quanto non lo fosse una riforma che voleva migliorare quella Carta. Mentre Brahim Baya, il referente della moschea Taiba di Torino, così tanto amante della democrazia da aver a più riprese elogiato i missili iraniani, riprende il suo amico Piccardo ospite a La Zanzara: "Piccardo ha riconosciuto che la vittoria del No al referendum è dovuta anche alla forte mobilitazione della comunità islamica italiana. Alla prova dei fatti, più di un milione di voti espressi dalla comunità hanno contribuito a un risultato storico e cruciale per il nostro Paese". Lo stesso che alle urne ha spiegato di aver votato anche "per Gaza" e che ha fatto una propaganda martellante (questo gli va riconosciuto) contro la riforma, sostenendo le tesi più improbabili. Ecco, lui ha finalmente detto le cose come stanno e, allegando l'articolo de Il Giornale di ieri, in cui parliamo dell'alleanza tra islamici e sinistra extraparlamentare (con l'appoggio anche di qualcuno che in Parlamento siede tutti i giorni), ha invocato la "Santa Alleanza sostenuta da milioni di italiani". E ha aggiunto: "Non siamo più un pericoloso esperimento politico". Ci sta dicendo, lui come il resto della comunità che gli presta il fianco, che non hanno intenzione di indietreggiare sul fronte politico. E non ne hanno intenzione perché l'islam politico è una parte del loro progetto, che comprende l'insinuarsi nella nostra società, con l'obiettivo di integrare la norma religiosa islamica nella regolamentazione dello Stato e della società.

E tutto questo viene loro consentito senza che abbiano firmato alcuna intesa con uno Stato democratico che, a differenza di Hamas e degli Ayatollah, ha delle regole precise che ben si sposano con i diritti umani.

Stanno mirando, nel silenzio e sottovalutazione generale, ai due elementi principali per comandare: prima il consenso, poi il potere. Con una rete attorno che pensa di usufruirne, ma che poi si renderà conto di essere stati solo ed esclusivamente un passante da non prendere mai più.

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