Le revisioni ai decreti sicurezza rischiano di spaccare la maggioranza

Nessun accordo sul piano di Luciana Lamorgese sull'immigrazione, le proposte del ministro al momento rimangono arenate tra gli scogli dei dissidi interni alla maggioranza giallorossa. Per adesso i decreti sicurezza di Salvini non verranno toccati

Le proposte sono state messe sul tavolo, il superamento dei decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini sono adesso al vaglio della maggioranza, ma la riunione di ieri a Palazzo Chigi è stata meramente interlocutoria. Per non dire, in realtà, inconcludente.

L’unica convergenza dei vari partiti della coalizione di governo è stata sull’opportunità di assestare colpi decisivi alla linea salviniana sull’immigrazione. Ma su quando e soprattutto su come la spaccatura tutta interna ai giallorossi è apparsa subito ben evidente. E così, il piano di Luciana Lamorgese stenta e non poco a decollare.

Le posizioni, tra i vari partiti rappresentati ieri nel summit convocato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, in alcuni casi sono apparse decisamente agli antipodi. A partire da cosa fare degli stessi decreti sicurezza. Da sinistra si continua a premere per una loro cancellazione in toto. Pressioni in tal senso sono arrivate sia da LeU, così come anche dall’area più lontana dal centro del Partito Democratico.

Proprio questa mattina l’eurodeputato dem Pietro Bartolo, conosciuto anche come il medico di Lampedusa per via della sua attività nelle strutture sanitarie dell’isola delle Pelagie, ha chiaramente fatto sapere di aspettarsi una “cancellazione” dei decreti sicurezza. Né modifiche e né aggiustamenti, bensì un colpo di penna in grado di archiviare definitivamente tutte le norme volute da Salvini in qualità di ministro dell’interno.

Ma sull’altra sponda della maggioranza, c’è la resistenza del Movimento Cinque Stelle. I grillini hanno votato entrambi i decreti sicurezza, sia quello approvato nell’ottobre del 2018 che quello a cui il parlamento ha dato il via libera nell’agosto scorso. Per loro dunque dare il consenso ad una definitiva abrogazione delle misure volute dal segretario del carroccio risulterebbe politicamente imbarazzante, non certo un toccasana per una formazione in caduta libera nei sondaggi. Lo sa bene l'ex capo politico Luigi Di Maio, ieri assente a Palazzo Chigi in quanto impegnato nel vertice dei ministri degli esteri europei, così come lo sa il suo successore alla guida del movimento, Vito Crimi. Lui alla riunione convocata da Conte era invece presente, così come c'era, tra gli altri, anche il sottosegretario agli esteri (e fedelissimo di Di Maio) Manlio Di Stefano.

E loro hanno fatto sapere di essere pronti, al massimo, di accettare l’idea di attuare alcune modifiche ai decreti partendo dalla base data dai rilievi espressi in merito dal Quirinale. In tal modo potrebbero giustificare, agli occhi del proprio elettorato, il via libera a quelli che sarebbero presentati come “aggiustamenti tecnici” richiesti dal presidente Mattarella.

Ben si comprende dunque come si è ancora ben lontani dal trovare una soluzione e come, ancora una volta, il lavoro di mediazione che deve operare Giuseppe Conte appaia estremamente arduo. Quest’ultimo, come ha raccontato Claudia Fusani, avrebbe cercato di appianare le divergenze introducendo la riunione con una frase in partre inaspettata: “Chiariamo subito che in Italia i porti non sono mai stati chiusi”, avrebbe dichiarato il presidente del consiglio. Un modo, non riuscito, per provare ad appianare da subito le divergenze.

E così la riunione voluta per mostrare la volontà del governo di attuare la tanto decantata discontinuità con l’operato di Salvini, è terminata con una fumata nera sul fronte immigrazione. Ci sarebbe adesso in atto anche la mediazione del Pd, con la proposta dell’ex ministro della difesa Roberta Pinotti di scorporare sicurezza ed immigrazione. In tal modo, la maggioranza potrebbe trattare i due temi in separata sede e preparare due distinti dossier, al fine di facilitare il lavoro di revisione sui decreti di Salvini.

Il piano della Lamorgese risulta quindi per il momento arenato. Le sue proposte che, come scritto ieri, comprendono tra le altre cose multe meno salate per le Ong, estensione dei casi in cui è previsto il permesso speciale e la fine del divieto per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale, sono rimaste rilegate sul tavolo di Palazzo Chigi. Per adesso nessun passaggio formale al consiglio dei ministri, perché non c'è in essere alcun accordo su quello che sarà il testo definitivo.

Probabilmente, fanno intendere diverse fonti parlamentari, servirà un ulteriore incontro o l’apertura di nuovi tavoli interni alla maggioranza per arrivare a comprendere meglio l’orientamento del governo sul tema immigrazione. Ciò che è certo è che i decreti sicurezza, per il momento, rimangono al proprio posto.

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Commenti

Duka

Mer, 19/02/2020 - 08:25

La "super-furbata" del taglio dei parlamentari a partire dalla prossima legislatura li ha incollati al seggiolone anzi si sono inchiodati. Del resto in ALTO c'è il vuoto e, come si dice: "quando il gatto manca i topi ballano"